Il cambiamento climatico aumenta il rischio malaria

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

L’aumento delle temperature e dei periodi di caldo intenso favorisce il rischio malaria, oltre che la sua diffusione, soprattutto in Africa dove avviene il 95% dei decessi.

Africa e rischio malaria
Photo by fj21 – Pixabay

Se in Occidente può sembrare un problema ormai superato, quello della malaria è un argomento ancora tanto attuale, quanto urgente. Si tratta di una malattia ancora ampiamente diffusa in varie parti del mondo, soprattutto nei Paesi più poveri e meno evoluti, dove colpisce in particolare i bambini compiendo vere e proprie stragi.

La malaria è un problema attuale

La malaria è una malattia infettiva causata da parassiti protozoi del genere Plasmodium, che viene trasmessa all’uomo attraverso la puntura di una zanzara femmina infetta del genere Anopheles. Questi insetti, a loro volta, possono infettarsi pungendo un individuo malato, per poi trasmettere l’infezione a una persona completamente sana con una seconda puntura.

Attualmente, la malaria provoca circa 400mila morti l’anno. Questo significa che in regioni tropicali e sud tropicali è ancora un problema da combattere, anche perché solo il continente africano ha registrato il 94% dei casi di malaria a livello globale nel 2022. E stando agli ultimi dati, il cambiamento climatico in corso non fa altro che peggiorare la situazione.

Il World Malaria Report 2023

Le informazioni più recenti sono dal World Malaria Report 2023: nel 2022 sono stati ben 249 milioni i casi di malaria riconosciuti, con un incremento di 5 milioni di casi a livello internazionale rispetto al 2021.

A sottolineare la gravità della situazione è il dottor Ndirangu Wanjuki, Direttore di Amref Kenya:

L’esacerbazione della crisi della malaria dovuta al cambiamento climatico avviene attraverso quattro meccanismi noti: il cambiamento climatico prolunga le stagioni riproduttive delle zanzare; espande la diffusione geografica della malattia; aumenta i tipi di zanzare vettori e accelera lo sviluppo della resistenza antimicrobica. In Kenya, per esempio, la malaria era stata debellata dagli altopiani negli anni ’60, grazie a insetticidi e temperature più fresche, ed è riemersa per effetto dei cambiamenti climatici. Gli studi – conclude – collegano questo ritorno a temperature più calde e stagioni delle piogge più lunghe, associate agli effetti di El Niño.

Si può contrastare la malaria?

A oggi, esistono due vaccini contro la malaria raccomandati dall’Oms, già sottoposti a studi clinici e pre-selezionati per l’introduzione all’uso nella salute pubblica: RTS, S/AS01 e R21/Matrix-M. Grazie a questi vaccini, ben 43 Paesi in tutto il mondo hanno potuto debellare la malaria, compresi Capo Verde – certificata “esente da malaria” nel gennaio 2024 -, Mauritius e Algeria.

La strada da percorrere, però, è ancora molto lunga: in Africa avviene il 95% dei decessi per malaria, che corrisponde a circa 580mila morti. L’80% è rappresentato prevalentemente da bambini sotto i 5 anni, il che significa che più di 1000 bambini muoiono ogni giorno per colpa della malaria.

Bambini Africani e malaria
Photo by LeYeman – Pixabay

Nel 2022, solo la Nigeria ha rappresentati il 27% circa di tutti i casi di malaria nel mondo, registrando la quota più alta di qualsiasi altro Paese, mentre la Repubblica Democratica del Congo si è posizionata subito dopo, con il 12%, seguita dall’Uganda con il 5%. 

Scopri come i fattori climatici influenzano le malattie trasmesse dalle zanzare.

Il cambiamento climatico aumenta il rischio malaria: foto e immagini