Anche l’agricoltura genera inquinamento?

Autore:
Samantha Patente
  • Laureanda in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

L’agricoltura e la vita di campagna non generano inquinamento. Errato, vediamo insieme perché.

Campagna
Photo by torstensimon – Pixabay

È comune pensare che le attività agricole non generino inquinamento. Una percezione non è del tutto vera. L’agricoltura intensiva è, per esempio, fonte di inquinamento e di possibili danni per chi vive nelle immediate vicinanze dei campi, ma anche a livello globale.

Cos’è l’agricoltura intensiva?

Quando si parla di agricoltura intensiva si fa riferimento ad una pratica che mira ad ottenere il massimo rendimento produttivo sfruttando le potenzialità del suolo e delle colture.

Ciò è possibile unicamente attraverso l’impiego di fertilizzanti, pesticidi, macchinari, serre e sistemi di irrigazione volti ad un totale controllo delle condizioni ambientali e alla protezione delle coltivazioni da parassiti ed eventuali malattie.

L’obiettivo? Produrre la massima quantità possibile di prodotti su un’area relativamente piccola.

Una modalità di coltivazione che si contrappone all’agricoltura estensiva, che utilizza meno fertilizzanti chimici e pesticidi e risulta sicuramente meno produttiva per unità di superficie.

Non solo pesticidi

Pesticidi
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Le fonti di inquinamento delle coltivazioni intensive sono principalmente due:

  • i combustibili fossili utilizzati per alimentare i macchinari e per il trasporto dei prodotti impiegati che sono responsabili di emissioni costituite da gas (anidride carbonica, ossidi di azoto…) e a particolato (PM10, PM2,5…);
  • i prodotti fitosanitari utilizzati per debellare batteri, funghi ed insetti sono causa di inquinamento. Basti pensare che nel 2015 sono stati immessi in commercio circa 136 mila tonnellate di prodotti fitosanitari. Di questi il 51,1% è costituito da fungicidi, il 17,5% da insetticidi e acaricidi, il 17,1% da erbicidi e il 14,3% dai vari.  La maggior parte di questi prodotti (63,5%) vengono utilizzati nelle regioni settentrionali, in particolar modo: Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, e Piemonte.
  • La combustione dei residui agricoli libera nell’aria ingenti quantità di anidride carbonica che verrà riassorbita in seguito dalle piante. Tuttavia le polveri sottili prodotte durante la combustione sono ancora un problema irrisolto nella gestione degli scarti agricoli.

La regolamentazione dei prodotti fitosanitari

Per limitare l’abuso e l’uso improprio di fitosanitari pericolosi per l’ambiente è previsto un patentino che si ottiene frequentando un corso che guida all’uso corretto dei prodotti, spiegandone la pericolosità ed approfondendo i danni che potrebbero causare.

Il patentino è indispensabile per l’acquisto dei prodotti fitosanitari classificati come tossici, molto tossici e nocivi ed è rilasciato dalla Direzione Regionale Agricoltura e Sviluppo Rurale attraverso le Aree Decentrate Agricoltura (A.D.A.) dopo aver frequentato il corso di formazione e aver sostenuto e superato l’esame finale.

Modificare alcune tecniche

In sintesi, mentre l’agricoltura intensiva ha contribuito in modo significativo all’aumento della produttività agricola, è anche evidente il suo impatto negativo sull’ambiente: dalle emissioni di gas serra alla contaminazione attraverso prodotti fitosanitari, le sfide sono davvero molte.

Ridurre l’impatto ambientale nell’agricoltura è fattibile. Come? Ad esempio, rivedendo certe pratiche di coltivazione intensiva. Un caso specifico è la tecnica dell’allagamento intermittente, impiegata principalmente nella coltivazione del riso. Consiste nell’alternanza di periodi di terreno allagato con periodi di terreno asciutto. Questo metodo migliora la salute del suolo, riduce la proliferazione di erbe infestanti e diminuisce l’uso dell’acqua.

Tuttavia la fermentazione dei composti organici presenti nel suolo provoca l’emissione di ossidi di azoto e metano e, considerando il volume dei terreni dedicati alla coltivazione del riso, rappresenta certamente un problema a livello ambientale.

Un’alternativa in questo caso potrebbe essere la coltivazione aerobica del riso che prevede che il terreno sia umido e non allagato, riducendo significativamente le emissioni di metano.

Sono diverse le tecniche implementate, tra cui l’agricoltura biodinamica, ovvero una  forma di coltivazione che considera animali, terra e piante come parti di un unico sistema e rifiuta gli additivi chimici.

Adottare soluzioni di questo tipo contribuisce alla creazione di un sistema agricolo equilibrato e sostenibile, per il futuro del nostro pianeta.

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