Ambientalismo in Italia: molti consensi, poco impegno
SWG ha presentato il report sulla percezione dell’ambientalismo in Italia in occasione della Venice Climate Week, in cui espone i numeri della transizione verde in Italia non tanto in termini di risultati ottenuti, ma di approccio della società. In quanti si dicono ambientalisti ma non si impegnano, e chi invece non vede ancora la necessità di un cambio di atteggiamento?

Parlare di ambientalismo in Italia è ancora difficile. Il dialogo si è finalmente aperto, e ora chi tratta materie ambientali e di sostenibilità non viene più snobbato e ignorato, ma siamo ancora lontani dal dirci un Paese ambientalista. In molti infatti, non sentono ancora la necessità di un impegno concreto e attivo, non percependo come urgente la necessità di un intervento da parte dei singoli. In occasione della Venice Climate Week, tenutasi a Venezia dal 3 all’8 giugno, SWG ha presentato il suo report proprio sulla percezione dell’ambientalismo in Italia da parte dei cittadini.
Il campione rappresentativo è stato analizzato dal 20 al 23 maggio e mostra segnali contrastanti. In Italia infatti, nonostante in molti iniziano a prendere sul serio l’argomento, l’ambientalismo non è ancora percepito come una priorità e si nota una generale tendenza alla poca fiducia nei suoi mezzi e nei suoi risultati. Ecco tutti i dati di un’Italia che si dice ambientalista, ma non lo è del tutto.
Ambientalismo in Italia

I dati del report SWG presentati in occasione della Venice Climate Week, mostrano un’Italia piuttosto incerta sul tema dell’ambientalismo:
- quasi 1 su 2 degli intervistati si dice ambientalista;
- il 9% si definisce un ambientalista militante;
- il 33% simpatizza per l’ambientalismo ma non si impegna;
- il 33% non è convinto;
- il 16% si dice contrario, considerando l’ambientalismo un concetto più astratto che concreto.
A causare questa frammentazione nelle idee e nelle posizioni, è l’assenza di risultati tangibili. Inoltre, la copertura mediatica non è sufficiente per rendere centrale il tema dell’ambientalismo in Italia, e il governo non mostra uno schieramento deciso. Non a caso, il 46% degli italiani non sa quale governo, tra quelli più recenti, è stato in grado di fare meglio al riguardo. Altre due problematiche parecchio sentite dalla popolazione riguardano l’accessibilità finanziaria alla transizione verde, e la gradualità con cui questa necessita di essere inserita nella vita quotidiana.
Infatti, da un lato la transizione verde è spesso e volentieri al di fuori della portata delle fasce più vulnerabili della popolazione a livello economico, e c’è bisogno di più sussidi (28% degli intervistati). Parallelamente, il 48% degli italiani vorrebbe un ingresso più graduale e meno forzato nel processo di ambientalismo, in modo da non creare nuovi squilibri a sostituzione dei vecchi.
Gli elementi della transizione

Il cambiamento climatico viene finalmente percepito come una realtà, ma presenta delle sfide da superare con strumenti che, a detta degli italiani, attualmente mancano. In particolare, gli italiani chiedono una maggiore accessibilità alle tecnologie e ai servizi e prodotti green, sussidi ai redditi più bassi e una transizione più graduale. Gli ostacoli principali al raggiungimento di questo status riguardano le resistenze delle lobby dei settori fossili, i costi economici per famiglie e imprese e la onnipresente burocrazia (sia italiana che europea).
Per fare un esempio, avere una casa green è un sogno per moltissimi italiani, che però non possono permettersela a causa dei costi elevatissimi e dei tanti lavori da fare. Allo stesso modo, le fonti di energia rinnovabile sono considerate spesso inaccessibili e c’è ancora una conoscenza troppo limitata al riguardo.