Alluvione Emilia Romagna: il ruolo del cambiamento climatico

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

L’Emilia Romagna è stata travolta dall’ennesima alluvione, che ha provocato distruzione e paura in quasi tutte le città principali. E il cambiamento climatico ha giocato un ruolo decisamente cruciale.

Alluvione
Photo by Hans – Pixabay

L’alluvione che ha recentemente colpito l’Emilia Romagna, in particolare l’area metropolitana di Bologna, conferma quanto gli effetti del cambiamento climatico sia ormai a dir poco devastanti. Da maggio 2023 sono state ben 4 le alluvioni che hanno coinvolto la regione, con l’esondazione dei fiumi Savena, Ravone, Zena e Navile che, inevitabilmente, hanno sommerso vasta aree della città insieme agli oltre 160 millimetri di pioggia caduti in sole 6 ore.

Quantità di pioggia allarmanti

L’evento ha comportato circa 160 litri di acqua per metro quadrato, o 1.600.000 litri per ettaro, cioè 1.600 tonnellate di acqua che hanno invaso una superficie pari a un campo e mezzo da calcio. Se la pioggia in questione cade in sole 48 ore, la sua portata si distribuisce a circa 33,3 tonnellate per ora su ogni ettaro; ma se le precipitazioni avvengono in appena 6-12 ore, allora la loro intensità si quadruplica, arrivando a 133,3 tonnellate all’ora per un solo ettaro.

Cosa significa? Che una rapidità simile di caduta rende estremamente difficile gestire le infrastrutture urbane e aumenta in modo significativo il rischio di danni ingenti e a lungo termine.

L’incidenza del riscaldamento globale

L’aumento di intensità delle piogge degli ultimi anni è strettamente collegato al riscaldamento globale: più le temperature aumentano, più l’atmosfera è in grado di trattenere l’umidità, con la conseguenza di comportare precipitazioni non solo più abbondanti, ma anche più concentrate in archi di tempo più brevi.

Tutto questo, ovviamente, contribuisce a creare una situazione che alterna lunghi periodi di siccità a brevi periodi di piogge torrenziali, tra l’altro sempre più violente proprio come quelle registrate nel biennio 2021-2022, a cui sono seguiti di eventi di maggio-giugno 2023 e quelli di settembre-ottobre 2024.

Siamo solo all’inizio

Stando alle previsioni, siamo solo all’inizio di una lunga serie di eventi catastrofici. Ci troviamo, infatti, di fronte a un modello climatico conosciuto come “colpo di frusta” delle precipitazioni: in pratica, una successione/alternanza di siccità e piogge che aumenta la fragilità delle comunità.

E nonostante la frequenza dei ciclogenesi, i sistemi meteorologici che danno origine ai cicloni, stia diminuendo, l’intensità delle precipitazioni non fa altro che aumentare, provocando danni molto significativi e rendendo estremamente complessa la gestione delle emergenzeeMILIA

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Photo by Hans – Pixabay

I cittadini non sono preparati a eventi climatici di questa portata, così come le infrastrutture non sono adatte a fronteggiare i danni che ne derivano. Alluvioni e piogge intense devastano sempre di più l’Italia e sono centinaia le persone che si ritrovano improvvisamente senza casa e senza lavoro o, nel peggiore dei casi, a dover piangere la perdita di una persona cara. Si spera, quindi, che i Governi intervengano al più presto per rafforzare il “sistema di difesa” delle città emiliane, in modo che eventi come quelli di questi giorni non abbiano le stesse conseguenze in futuro.

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