Allarme Artico: temperature sempre più alte

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Più aumentano le temperature e più l’Artico si riscalda, rilasciando nell’atmosfera più carbonio di quanto riesca ad assorbire.

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I campanelli di allarme sono sempre stati numerosi ed evidenti, ma adesso si sono trasformati in vera e propria certezza: le regioni artiche sono sempre più calde e questo le spinge a immettere nell’atmosfera molto più carbonio di quello che riescono ad assorbire.

Lo studio statunitense

Il riscaldamento globale avanza, il permafrost si fonde e le zone artiche si stanno trasformando da “serbatoi” a “fonti” di gas serra. Questo è quanto emerso da un recente studio condotto dal Centro di ricerca sul clima, il Woods Hole Research negli Stati Uniti e pubblicato su Nature Climate Change. In sostanza, il 34% dell’Artico è una fonte importante di carbonio nell’atmosfera e la percentuale sale al 40% se si tiene conto delle emissioni generate dagli incendi.

In particolare, i ricercatori hanno ricostruito la mappa più completa mai realizzata finora relativa ai flussi di carbonio nell’Artico negli ultimi 30 anni, attingendo ai dati provenienti da 200 siti di monitoraggio nel periodo 1990-2020. Queste le loro parole:

Sebbene abbiamo scoperto che molti ecosistemi del nord agiscono ancora come pozzi di anidride carbonica, le regioni di origine e gli incendi stanno ora annullando gran parte di quell’assorbimento netto e invertendo tendenze di lunga data.

Più nel dettaglio, gli aspetti maggiormente analizzati nel corso delle indagini sono tre:

  • i livelli di assorbimento di anidride carbonica da parte della vegetazione tramite la fotosintesi;
  • il rilascio di CO2 nell’atmosfera tramite la respirazione vegetale e microbica;
  • le emissioni generate dagli incendi.

Dai dati raccolti è risultato che i regimi degli incendi e dell’attività microbica stanno cambiando per i seguenti motivi:

  • disgelo del permafrost, a causa dell’innalzamento delle temperature di aria e suolo, che favorisce il rilascio di CO2 e la decomposizione microbica;
  • dinamiche stagionali, relative al fatto che nonostante l’assorbimento di anidride carbonica in estate stia aumentando, le emissioni invernali sono cresciute, andando così a ridurre la capacità di stoccaggio del carbonio.

Quali conseguenze?

A fine studio, i ricercatori sottolineano che i cambiamenti in atto sono di segno opposto ma, alla fine, il bilancio non è per niente in pareggio. Nonostante ci sia in corso un aumento del greening (piantare alberi per migliorare la qualità dell’aria), solo il 12% delle aree verdi mostra un aumento netto annuale nell’assorbimento di anidride carbonica.

Viceversa, il permafrost si scioglie rapidamente e rilascia grosse quantità di CO2 nell’atmosfera, alimentando l’incremento della temperatura globale. Insomma, un vero e proprio “cane che si morde la coda”, un circolo vizioso dal quale pare non si riesca ad uscire.

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Lo scioglimento del permafrost va bloccato, perché continuando così sarà impossibile porre rimedio alle conseguenze a lungo termine, che non riguardano solo l’aumento spropositato delle temperature ma anche l’estinzione di specie animali e vegetali a rischio e la scomparsa di interi ecosistemi.

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