Il permafrost e il pericolo del carbonio: a rischio l’intero Pianeta
Secondo recenti studi, le regioni Artiche coperte dal permafrost emettono più carbonio di quanto ne assorbano. Dati allarmanti perché se il carbonio in sé, in realtà, non è pericoloso, grandi quantitativi lo sono, per l’intero Pianeta.

La rivista Global Biogeochemical Cycles (che pubblica studi originali su come le interazioni biogeochimiche influenzino i processi ambientali su larga scala) ha recentemente pubblicato un interessante ed approfondito studio che divulga dati preoccupanti: le regioni artiche del permafrost rappresentano una minaccia per l’ambiente.
Stiamo parlando di Siberia, Canada, Alaska e Groenlandia, ovvero le aree della terra ricoperte da questo strato di ghiaccio permanente, che, a causa del riscaldamento globale, si sta sciogliendo.
Una condizione che fa sì che queste zone emettano più carbonio di quanto invece dovrebbero assorbirne.
Cos’è il permafrost?

Si tratta di una condizione termica che interessa il sottosuolo delle zone del Pianeta caratterizzate da climi prevalentemente freddi, occupando circa il 25% dell’intera superficie terrestre.
Qualsiasi substrato – detrito, roccia, terreno,… – congelato e coperto per almeno 2 anni consecutivi, è da ritenersi incluso nel permafrost.
Le aree principalmente caratterizzate sono quelle Artiche ed Antartiche, ma anche le nostre Alpi.
L’organizzazione meteorologica mondiale (World Meteorological Organization – WMO) ha inserito la temperatura del permafrost e lo spessore dello strato attivo tra le Essential Climate Variables (ECV) ovvero le variabili essenziali per valutare gli impatti dei cambiamenti climatici a livello globale.
Un serbatoio naturale
Il materiale organico accumulato in millenni di vita terrestre si è conservato, nel corso dei secoli, sotto lo strato di permafrost che, tradizionalmente, viene considerato un serbatoio di carbonio, custodendone un quantitativo enorme: oltre un terzo del totale globale!
La progressiva fusione che sta colpendo le regioni artiche sta riportando alla luce la materia organica, liberando nell’atmosfera ingenti quantità di carbonio.
Una condizione pericolosa perché parliamo del gas serra più pericoloso, nonché responsabile del riscaldamento terrestre.
Uno studio guidato dalla ricercatrice Justine Ramage, specializzata in ambienti polari, si affida alle rilevazioni di emissioni al livello del suolo raccolte in 200 diversi siti nella regione coperta da permafrost che si estende tra Scandinavia, Russia, Alaska e Canada, confrontate con quelle di aree con livelli simili di vegetazione e umidità.
Dalla ricerca è emerso che quest’area, tra il 2000 ed il 2020, ha emesso 144 milioni di tonnellate di carbonio!
Un rischio per l’ambiente
Una situazione molto pericolosa perché non fa altro che accelerare gli effetti del cambiamento climatico.
Il carbonio è una minaccia concreta per l’ambiente, per diversi motivi, che includono l’effetto serra e lo scioglimento dei ghiacci, ma non solo.
Infatti, i rischi sono anche altri, ovvero:
- una maggior frequenza di eventi climatici estremi;
- il disturbo degli ecosistemi e, di conseguenza, della catena alimentare;
- l’acidificazione degli oceani con relativi danni agli ecosistemi marini.
Le piante, un aiuto fondamentale
Il clima più caldo nelle zone artiche, tuttavia, ha permesso un’ anomala ma interessante crescita di vegetazione estiva nelle aree ora libere dal permafrost.
Gli alberi potrebbero essere un ‘arma potente, non solo nelle zone più fredde: essi infatti assorbono il carbonio dall’atmosfera durante il processo di fotosintesi, convertendolo in ossigeno e contribuendo significativamente alla riduzione dei gas serra.
Il permafrost e il pericolo del carbonio: foto e immagini
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