Cambiamento climatico: in Alaska i fiumi sono diventati arancioni

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Negli ultimi anni diversi fiumi in Alaska hanno iniziato a diventare arancioni a causa del disgelo del permafrost dovuto agli effetti del cambiamento climatico.

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alaska fiumi arancioni
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Da qualche anno a questa parte alcuni fiumi dell’Alaska hanno iniziato a colorarsi insolitamente di arancione. Un evento abbastanza anomalo che ha immediatamente attirato l’attenzione di diversi scienziati e studiosi.

Cambiamento climatico: in Alaska i fiumi sono diventati arancioni

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Non è un fenomeno che segnala l’arrivo di un’Apocalisse imminente, ma comunque è consigliabile non dormire sonni troppo tranquilli. E’ già da qualche anno, infatti, che i corsi d’acqua dell’Alaska hanno iniziato ad assumere un’insolito colorito arancione.

Ad aprire le danze, dopo l’estate del 2018, è stato il fiume Solomon, un patrimonio naturale che scorre indisturbato all’interno del Parco Nazionale della Valle di Kobuk. Col passare del tempo il fenomeno si è pian piano allargato a macchia d’olio, coinvolgendo diversi fiumi e torrenti di tutta la catena del Brooks. Uno di questi è il Kobuk, che si estende per circa 451 chilometri nel nord-ovest dell’Alaska.

La causa di questo evento piuttosto anomalo è legata alla presenza nelle acque di minerali di ferro ossidati e, in molti casi, di acidi.

Ma come è possibile che in questa zona del Pianeta remota e incontaminata possa accadere qualcosa del genere? Gli scienziati che si stanno interessando al fenomeno sono concordi nell’attribuire la responsabilità principale allo scioglimento del permafrost dovuto al cambiamento climatico.

Negli ultimi decenni la zona dell’Artico si sta infatti riscaldando a un ritmo pericolosamente veloce. In assenza di sostanziali mutamenti si prevede che nei prossimi anni la situazione potrebbe degenerare ulteriormente con conseguenze davvero catastrofiche dal punto di vista ambientale, come l’innalzamento del livello dei mari e la scomparsa di interi ecosistemi.

Due ipotesi per spiegare il fenomeno

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Per comprendere come il disgelo del permafrost abbia determinato il colore arancione dei fiumi gli scienziati hanno formulato due ipotesi, entrambe collegate al processo di ossidazione del ferro che si libera dal permagelo.

I fautori della prima sostengono semplicemente che i sedimenti scongelati si ossidino a contatto con l’acqua e l’aria, assumendo di conseguenza un colore arancione simile alla ruggine.

La seconda teoria è che lo lo scongelamento sotterraneo del permafrost consenta ai batteri di ridurre il ferro ossidato in un ambiente senza ossigeno, rendendolo solubile in acqua. Nel momento in cui le acque emergono in superficie avviene un altro procedimento di ossidazione del ferro ridotto che conferisce, di conseguenza, la caratteristica tonalità arancione ai corsi d’acqua.

L’aumento delle temperature ha effettivamente risvegliato molti di questi processi geochimici che erano bloccati da 5.000 anni a causa del terreno congelato . Anche se i fiumi arrugginiti possono sembrare strani, non è raro che il ferro abbia questo effetto sui sistemi idrici della Terra. Ad esempio, gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) hanno osservato come il delta del fiume Betsiboka a Madagascar si sia colorato di rosso intenso a causa dei sedimenti ricchi di ferro presenti nelle sue acque. Inoltre, nell’Antartide orientale, c’è un luogo chiamato Blood Falls, dove sembra che il sangue stia fuoriuscendo dal ghiaccio

ha spiegato David Cooper, ecologo presso la Colorado State University.

Per tenere sotto controllo la situazione si è creata una task force composta dall’ U.S. Geological Survey, il National Park Service, l’Università della California-Davis, l’Università dell’Alaska-Anchorage e l’Alaska Pacific University.

Fiumi arancioni in Alaska: foto e immagini