6.000 alberi piantati per salvare l’ambiente: il progetto che fa la differenza
Il Bosco degli chef è un’iniziativa che vuole rafforzare la biodiversità e la capacità di assorbimento della CO2, promuovendo un’agricoltura sostenibile e una filiera più consapevole. Come? Piantando oltre 6.000 nuovi alberi nel Parco del Ticino: ecco chi ha partecipato e gli obiettivi del progetto.
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Nella patria del riso carnaroli, una delle aree enogastronomiche più ricche e interessanti d’Italia, numerosi chef di fama internazionale si sono riuniti per partecipare ad un’iniziativa nella Riserva San Massimo. Con la piantumazione di più di 6.000 nuovi alberi nel Parco del Ticino, l’obiettivo del progetto è rafforzare la biodiversità e la capacità di assorbimento della CO2, intervenendo anche sulla promozione di un modello agricolo sostenibile e di filiere più consapevoli.
Ecco in cosa consiste il progetto, quali chef hanno partecipato all’iniziativa e quali sono gli obiettivi concreti a cui si punta, allontanandosi dal rischio greenwashing.
Il Bosco degli chef

L’idea di creare aree boschive dove fino ad oggi esistevano solamente superfici marginali, incolte e vuote, nasce dalla necessità di avere risultati concreti. Così, alla Riserva San Massimo, nel cuore del Parco Lombardo della Valle del Ticino, è nato il cosiddetto Bosco degli chef. Si tratta di un progetto che ha piantumato su 600 ettari di superficie oltre 6.000 nuovi alberi, tra cui querce, ontani e pioppi. Il progetto ha coinvolto chef di fama internazionale, che hanno deciso di sporcarsi le mani e diventare attori in prima persona del cambiamento: l’obiettivo è aumentare l’assorbimento della CO2, per proteggere e favorire la biodiversità e creare territori più resilienti, che possano diventare nuovi habitat naturali per flora e fauna selvatiche.
La scelta del luogo non è affatto casuale, per quanto riguarda il coinvolgimento degli chef, in quanto nella Riserva agricoltura e tutela ambientale convivono già da anni. Qui, infatti, si porta avanti un modello di agricoltura bio-integrata che dà origine al Riso Carnaroli Classico, coltivato nella sua varietà originale risalente agli anni ‘40 e che l’industria ha progressivamente abbandonato in favore di varietà più produttive, seppur meno pregiate. Il riso, seminato a mano e irrigato con acqua sorgiva, riceve solamente sostanze concimanti naturali e segue i tempi di crescita naturali. Questo processo permette di ottenere un chicco che molti chef considerano inarrivabile con altre varietà e metodi di coltivazione, tanto da essere inserito nelle cucine più attente della Penisola.
Ristorazione e territorio

Questo progetto dimostra come la ristorazione, soprattutto quella di livello, è strettamente connessa al territorio e alla salvaguardia ambientale. Creare nuovi boschi vuol dire dare vita a corridoi ecologici, migliorare la qualità del terreno e offrire rifugio a uccelli, insetti impollinatori e piccoli mammiferi, favorendo lo sviluppo della biodiversità e dando vita ad un circolo virtuoso di enorme valore. il Bosco degli chef vuol creare un legame continuativo tra i ristoratori della zona e il territorio che fornisce loro le materie prime, per avvicinare anche il grande pubblico e le aziende locali alla tematica ambientale. Tra gli chef che hanno partecipato ci sono:
- Diego Rossi (Trippa),
- Cesare Battisti (Ratanà),
- Roberto Cerea (Da Vittorio),
- Andrea Rota (Bolle);
- Fabio Giacopelli (ALMA).
Per cancellare l’impatto climatico della ristorazione servirebbe ben più di un bosco, ma esistono molti modi che si possono adottare per ridurre le emissioni, come l’eliminazione degli sprechi, il taglio dei consumi energetici e la scelta di packaging sostenibili. Riforestare terreni degradati però, rimane una delle azioni ad impatto positivo migliori che si possano fare: le foreste possono davvero salvarci dal cambiamento climatico, e rappresentare l’ancora di salvezza dal surriscaldamento globale.