Foreste Vergini: la chiave per salvare il Pianeta
Un nuovo studio indica la strada da seguire per salvare il Pianeta: il trucco sta nella salvaguardia delle foreste vergini.

Un recente studio pubblicato su iForest, “The soil-conscious forestry and the forbidden apple“, ci mette in guardia sul futuro legato al riscaldamento globale, indicando, al contempo, una via da seguire per preservare i cosiddetti “polmoni verdi” del Pianeta: le foreste. In particolare, l’attenzione del team di esperti è concentrata sulle foreste vergini, ovvero quelle foreste che non hanno subito alcun impatto antropico. Il 75% di queste Intact Forest Landscapes è compreso tra Canada, Russia, Brasile, Perù e Repubblica Democratica del Congo.
Augusto Zannella, professore ordinario di dendrologia ed ecologia del suolo presso l’Università degli Studi di Padova e co-autore della pubblicazione, spiega:
Quel che chiediamo è che le foreste vergini vengano lasciate evolvere indisturbate, dal momento che rappresentano senza dubbio uno ‘scrigno’ di biodiversità potenzialmente decisivo per il nostro futuro. Serve che la loro estensione resti consistente, condizione essenziale perché sopravvivano, continuano a essere indipendenti dal resto del Pianeta. Ad oggi, si tratta di foreste non sfruttate e influenzate solo in modo indiretto dall’uomo. E la loro funzione è fondamentale anche per il contrasto al cambiamento climatico. Ma domani, che accadrà?”
Cosa ci suggeriscono gli esperti per salvare le foreste e il Pianeta?

In un clima di incertezza per il futuro di numerose aree forestali, tra incendi di portate colossali incoraggiati dal riscaldamento delle temperature e la continua minaccia del disboscamento, il team di ricercatori ci indica una serie di misure di gestione per le foreste di ambienti temperati.
L’idea principale sostenuta nell’articolo è quella di una salvaguardia delle foreste a partire dallo studio del suolo. Questo perchè le dinamiche biologiche del suolo sono strettamente legate al benessere delle foreste e al ciclo forestale.
Infatti, nel terzo capitolo dello studio, il team di ricercatori esplora le modalità per estendere il ciclo forestale per ripristinare la funzionalità del suolo. Ciò si basa su un riciclo del passato biologico della foresta in modo da facilitare l’emergere di un nuovo sistema evolutivo nel rapporto tra vegetazione e terreno.
Per essere sicuri che ciò avvenga, però, gli esperti parlano di un approccio basato sulla silvicoltura sistematica.
Cosa s’intende con silvicoltura sistematica? E perché è indispensabile per la salvezza della Terra?

Per silvosistematica o silvicoltura sistematica s’intende la scienza sperimentale che studia la coltivazione e l’uso del bosco incentrato sulle capacità di autogestione delle foreste.
Partendo dal presupposto che le foreste non hanno bisogno dell’aiuto dell’uomo per svilupparsi, i ricercatori coinvolti nella pubblicazione spiegano come il loro progresso sia strettamente connesso al resto degli esseri viventi sulla Terra. Per questo motivo, la proposta è quella di un approccio che tenga conto del cambiamento del suolo con l’età degli alberi. Questo perchè quando la foresta è giovane e in crescita, gli alberi estrapolano nutrimenti dal terreno. Viceversa, quando la foresta è matura o stra-matura, essa restituisce nutrimento al suolo.
Ciò significa che gli alberi maturi sono importantissimi per il ripristino delle risorse del suolo e, di conseguenza, per lo sviluppo di nuove piante in un ciclo continuo di nascita, crescita e morte, sottrazione e restituzione di nutrimenti alla terra.
E, quindi, accertarsi che le foreste vergini rimangano tali è la chiave per salvaguardare l’intero Pianeta.