Il 56% degli italiani vuole più investimenti nel campo delle rinnovabili

Una recente indagine svela che il 56% degli italiani desidera un maggiore impegno dello Stato per sviluppare in maniera rapida il settore delle energie rinnovabili. 

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Una buona fetta degli italiani vuole più investimenti nel campo delle rinnovabili. E’ questo quanto emerge dall’indagine condotta da Ipsos Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club, presentata a Roma in occasione del XVI Forum QualEnergia. Un’opinione influenzata soprattutto dall’aumento dei costi di energia e carburanti che minacciano il bilancio delle famiglie.

Il 56% degli italiani vuole più investimenti nel campo delle rinnovabili

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Una buona parte della popolazione italiana spera in un futuro più green alimentato soprattutto dalle fonti rinnovabili. La notizia arriva direttamente dal sondaggio “Gli italiani e l’energia 2023″ elaborato da Ipsos Legambiente in collaborazione con Nuova Ecologia e Kyoto Club. I risultati dell’indagine sono stati resi noti a Roma durante il XVI Forum QualEnergia.

Le motivazioni di questa presa di coscienza sono innanzitutto di carattere economico. I cittadini temono gli effetti della crisi energetica, con il conseguente aumento delle bollette e dei costi del carburante.

Entrando nel dettaglio si scopre che il 61% dei cittadini intervistati (+6% rispetto al 2022),  è convinto che bisogna accelerare in maniera rapida verso la transizione energetica. Il 51% collega questa necessità all’ambiente, mentre il 38% al futuro e al progresso tecnologico. Soltanto una minima quota, 10%, sostiene ancora un orizzonte dominato dai combustibili fossili o dall’energia nucleare.

La maggior parte degli intervistati è orientata invece sullo sviluppo delle rinnovabili. In questa direzione il 46% ritiene che l’Italia sia in notevole ritardo rispetto al resto dell’Europa, mentre il 56%, oltre la metà degli intervistati, auspica un maggiore impegno dello Stato in questo campo. Appena il 16% pensa invece che si debbano concentrare gli sforzi economici verso i sussidi alle fonti fossili.

Al fine di aumentare la quota di energia rinnovabile, il 35% degli italiani reputa fondamentale l’aumento degli incentivi, mentre secondo il 24% bisogna semplificare le autorizzazioni. Il 53% degli intervistati è inoltre convinto che nei prossimi 20 anni, in Italia, l’energia deriverà da fonti rinnovabili.

Un percorso ricco di benefici

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I costi della transizione energetica non influenzano in maniera negativa il giudizio. Ben 6 italiani su 10 sono infatti fiduciosi, in base alle stime elaborate da Confindustria, sul fatto che i benefici alla fine saranno superiori ai costi (57%). Per il 42% si potrebbe diminuire la dipendenza dall’estero, mentre per il 35% ci sarebbe un significativo risparmio per imprese e famiglie.

Il sondaggio Ipsos dimostra che il Paese è pronto per la rivoluzione energetica. Il Governo Meloni inverta la rotta, avvii il phasing-out delle fossili e sblocchi una transizione ecologica che punti su rinnovabili, efficienza energetica, accumuli e reti, e sulla decarbonizzazione in edilizia, trasporti, agricoltura e industria come chiesto nella petizione “Stop fossili, start rinnovabili”. È antistorico e impopolare parlare ancora di Piano Mattei e nucleare in un Paese predisposto a sfruttare al meglio l’energia del vento e del sole per rispondere alla sfida climatica. Il Governo non disattenda le speranze degli italiani di fare dell’Italia un hub delle rinnovabili.

ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

In questi giorni in cui abbiamo misurato, grazie anche all’andamento delle trattative a Dubai per la Cop28, che andiamo troppo lenti nella marcia verso la decarbonizzazione indispensabile per combattere la crisi climatica, sono di conforto due dati: la convenienza sempre più marcata delle rinnovabili e dell’efficienza in confronto alle fossili e la sempre più evidente attenzione dell’opinione pubblica sul tema. D’altra parte, il compromesso raggiunto in conclusione della COP28 dimostra che la strada per la decarbonizzazione è ormai è tracciata. Ora serve che la politica a livello internazionale, ma anche e soprattutto il nostro Paese, che non sta dando di sé grandi prove in quelle sedi, faccia un salto di qualità e imbocchi senza tentennamenti fossili la strada dell’innovazione moderna e pulita che è la migliore anche per creare ricchezza e occupazione.

ha affermato invece Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club.

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