Ortaggi: ecco i 5 più contaminati

Revisore:
Laura Bennet
  • Docente sc. biologiche
Autore:
Stefano Cantoni

L’orto è ormai parte integrante della cultura e delle abitudini di tutti noi, ma nasconde alcuni rischi per la salute: ecco le 5 colture più contaminate.

Mix di ortaggi appena raccolti
Autore: Xtendo / Pixabay

La transizione green ormai in atto da tempo ha reso virale e di tendenza l’orto e di conseguenza il consumo di ortaggi si è impennato. Preparare il terreno per le coltivazioni, concimare, vangare e piantumare sono divenute operazioni molto comuni anche tra i più giovani, segno di una netta inversione di tendenza.

Il ritorno alla terra, ai ritmi più lenti e all’autenticità del consumo di verdura porta però con sé alcuni rischi inevitabili, specie se gli ortaggi sono di dubbia provenienza.

Pesticidi, concimi aggressivi, sostanze chimiche disciolte nel terreno: ecco i 5 ortaggi più pericolosi per la nostra salute.

Ortaggi: attenti a questi 5

Dettaglio ingrandito di Cavolo riccio
Autore: PublicDomainPictures / Pixabay

Tra gli ortaggi contaminati uno dei più pericolosi in tal senso, stando ai recenti studi e rilevazioni, è il cavolo riccio: con il 31% delle segnalazioni di tracce di pesticidi a suo interno è sul podio delle verdure più nocive per la salute.

Triste è il primato del sedano, che si attesta addirittura al 50%, spadroneggiando la classifica: se pensiamo ai suoi molteplici utilizzi in cucina, dai soffritti ai pinzimoni, c’è di che rabbrividire.

Per non parlare degli amatissimi cavolini di Bruxelles: 26% di nocività per loro, non così poco.

Pesticidi e sostanze chimiche intensive, stando alle analisi di laboratorio, non hanno risparmiato nemmeno le rape e l’indivia, amatissima nelle grandi insalatone estive: segno triste e preoccupante di come si sia ancora indietro sul discorso impatto ambientale e inquinamento.

Le conseguenze per la salute sarebbero gravi e impattanti: da dermatiti e intossicazioni epatiche a malattie respiratorie croniche, arrivando in rari casi anche a veri e propri tumori. Una situazione figlia di un malcostume derivante da mancato rispetto delle normative europee in materia di coltivazioni intensive.

Ortaggi: la via è la lentezza

Il ritorno allo slow food non è solo moda e tendenza ma anche una impellente e oltremodo stringente necessità: sopravvivere a ritmi sempre più frenetici di produzione orticola e agroalimentare pare difficilissimo, se non si punta a metodi alternativi.

Il chilometro zero, l’autosostentamento e l’orto biologico cittadino sono solo alcuni metodi per poter arginare un fenomeno che da anni imperversa. Pesticidi, acceleratori di crescita, concimi chimici e impattanti sono elementi da eliminare al più presto, se non vogliamo ridurci in condizioni drammatiche.

La salute, così come la vita, è una e non può esser messa a repentaglio da un’insalata mista o da un cavolfiore: il PAN (Pesticide Action Network) ci ha messo in guardia, ora sta a noi e alle politiche dei singoli stati.