Eredità e donazioni: tutte le novità della riforma 2026

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

La riforma successioni e donazioni 2026 cambierà diverse carte in tavola in materia, con lo scopo di razionalizzare e semplificare le imposte indirette. Ecco cosa cambia, quali sono le nuove disposizioni normative in vigore a partire dal 1 gennaio 2026 e quali tasse non si dovranno più pagare.

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Il Decreto Legislativo 139/2024, in vigore dal 3 ottobre 2024, ha cambiato parecchio le cose in materia di successioni e donazioni, soprattutto per quanto riguarda l’imposta da pagare quando si ricevono beni attraverso l’una o l’altra metodologia. A partire dal 1 gennaio 2025, infatti, le imposte relative a donazioni e successioni sono diminuite, e sono più semplici da capire e da calcolare. In particolare, le modifiche più rilevanti riguardano:

  • aliquote e franchigie;
  • l’autoliquidazione;
  • la liberalità d’uso;
  • i trasferimenti aziendali in famiglia;
  • la semplificazione delle dichiarazioni;
  • il trust.

Riforma successioni e donazioni 2026

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Dopo il Decreto successioni e donazioni entrato in vigore a gennaio 2025, arriva una nuova riforma in materia, che non cambia le aliquote e le franchigie da applicare, ma introduce il principio della doppia franchigia e abolisce il coacervo. Questo vuol dire che, se finora si doveva pagare il coacervo (ossia la tassa del 4% sull’eccedenza rispetto alla franchigia di 1.000.000 di euro totali tra eredità e donazioni), dal 1 gennaio 2026 le due franchigie avranno vita separata: ce ne sarà una da 1.000.000 per le donazioni e una di altrettanto valore per le successioni. La doppia franchigia esiste anche per i fratelli, ed è fissata ad una soglia di 100.000 euro.

Per quanto riguarda invece l’autoliquidazione, la normativa introduce il calcolo dell’imposta in autonomia attraverso una dichiarazione online, da conservare per 2 anni. In questo arco di tempo il Fisco potrà effettuare i controlli del caso e verificare errori o irregolarità. Inoltre, il Testo Unico sulle successioni e donazioni prevede l’esenzione dall’imposta di successione per le cosiddette liberalità d’uso, ossia i passaggi di beni, denaro o servizi di piccola entità, come ad esempio i regali di Natale o per il compleanno (restano però escluse dall’esenzione le donazioni per riconoscenza, secondo quanto prevede l’articolo 770 del Codice Civile).

Regole più semplici e meno imposte

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Per semplificare ulteriormente la normativa precedente, la riforma permette anche di non pagare tasse sul trasferimento di aziende tra familiari (da un padre a un figlio o tra coniugi), se chi riceve la donazione tiene l’attività per un minimo di 5 anni dalla data del trasferimento. Infine, le ultime due novità riguardano le semplificazioni delle dichiarazioni e il trust. Per il primo punto si specifica che è necessario inviare telematicamente la dichiarazione di successione entro 12 mesi dall’apertura della pratica, ma non è più necessario allegare gli estremi dell’atto di vendita o delle cessioni effettuate negli ultimi 6 mesi. Questo vuol dire che non è più obbligatorio indicare come si è disposto della successione, in caso di vendita o spesa delle somme in denaro.

Sul trust invece, graverà l’imposta di successione standard, anche quando i beni e il disponente non si trovano entrambi in Italia (uno dei due è all’estero). La novità riguarda la tempistica del pagamento dell’imposta, che si potrà decidere autonomamente tra quando si costituisce il trust o all’attribuzione finale dei beni e dei diritti ai beneficiari. Insomma, le cose si fanno decisamente più facili per chi riceve una donazione immobiliare e per chi diventa beneficiario di una successione, soprattutto dal punto di vista economico.

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