Condominio, nuova stretta sui pagamenti: ecco perché il conto può essere pignorato
La nuova riforma del condominio rende più veloce il pignoramento del conto condominiale da parte dei fornitori creditori, nel caso in cui un singolo condòmino non paghi la propria parte delle spese comuni. Ecco cosa cambia all’atto pratico, e quali sono le responsabilità dell’amministratore.
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Quando un condòmino non paga le spese comuni, a farne le spese sono sempre gli altri condòmini, i quali devono sopperire ai fondi mancanti e, in alcuni casi, possono anche subire la sospensione dei servizi essenziali da parte dei fornitori. La normativa attuale prevede che, in caso di morosità del singolo condòmino, il creditore possa intentare inizialmente un’azione diretta nei confronti del debitore e solo successivamente, rifarsi sul conto condominiale (dove convergono, appunto, i versamenti regolari degli altri proprietari).
La nuova riforma del condominio però, ha cambiato parecchie carte in tavola, anche a questo proposito. In particolare, ha accorciato la strada tra i creditori e il conto corrente condominiale, che ora si può pignorare molto più velocemente, saltando il passaggio dell’azione diretta nei confronti del condòmino moroso. Ecco come funziona il nuovo iter, e quali conseguenze comporta per tutti, dall’amministratore agli altri condòmini.
Pignoramento del conto condominiale

Il pignoramento del conto condominiale da parte dei fornitori creditori è, attualmente, l’ultima spiaggia a cui si può ricorrere per recuperare le somme in sospeso. Prima di rifarsi sul conto comune, infatti, i creditori devono avviare un’azione diretta nei confronti del debitore, e solo successivamente agire verso lo stabile nel suo insieme. A livello pratico, però, per un creditore è molto più facile recuperare il dovuto passando per il condominio, rispetto alle azioni dirette verso un singolo. Già oggi, quindi, è prassi comune e consolidata saltare il primo passaggio, e agire direttamente sul conto condominiale.
A questo proposito, la nuova riforma del condominio non ha introdotto una vera e propria novità, ma ha piuttosto recepito un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. In particolare, lo ha fatto modificando il comma 2 dell’articolo 63 delle Disposizioni di Attuazione del Codice Civile: si introduce proprio la possibilità per i creditori del condominio, di agire direttamente sul conto corrente condominiale, il quale potrà essere pignorato molto più velocemente. All’atto pratico, quindi, saranno i condòmini regolari a sopperire alle mancanze dei debitori morosi, motivo per cui si rende necessaria la figura del difensore condominiale, altra novità della riforma.
Gli obblighi dell’amministratore

Prima di arrivare al pignoramento, però, si deve sempre passare per il recupero del credito da parte dell’amministratore di condominio, che non cambia anche con le novità della riforma del condominio. Il primo a dover intervenire nei casi di morosità in condominio è proprio l’amministratore, il quale è obbligato ad agire tempestivamente.
In caso di inerzia, infatti, può andare incontro alla revoca del mandato. Per recuperare il credito però, deve seguire step precisi:
- fare un sollecito;
- entro 6 mesi dalla chiusura dell’esercizio, avviare la riscossione forzosa delle quote;
- passare al decreto ingiuntivo;
- arrivare al pignoramento dei beni del condòmino moroso (beni mobili, conti correnti e, in ultima istanza, l’immobile stesso).
Ci sono casi molto estremi (ritardi superiori ai 6 mesi) in cui l’amministratore può arrivare a sospendere i servizi non essenziali, come ad esempio il riscaldamento centralizzato. Si tratta di una casistica che, però, arreca danno e disagio a tutti gli altri condòmini e che andrebbe evitata quanto più possibile.