Certificato di abitabilità quando si vende casa: è obbligatorio?

Autore:
Erika Fameli
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Il certificato di abitabilità quando si vende casa è un documento obbligatorio da produrre? Quando è necessario averlo e quando invece si può soprassedere? Ecco cosa dice la legge a riguardo, e come comportarsi durante una compravendita!

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Vendere casa non è certo un gioco da ragazzi. Infatti, se in passato si rogitava senza tante cerimonie e si effettuavano passaggi di proprietà con una scarsissima attenzione alla regolarità documentale, oggi le cose non stanno più così e i notai sono diventati sempre più esigenti.

Questo, se da un lato si rivela essere sicuramente una cosa positiva, dall’altro fa ricadere sulle spalle dei proprietari diverse spese, che questi devono obbligatoriamente sostenere per regolarizzare il loro immobile, laddove ce ne fosse necessità. Un documento su cui è ancora poco chiara, questa necessità, è il certificato di abitabilità. Se ti stai chiedendo se è realmente obbligatorio ai fini di una vendita immobiliare, continua a leggere e scopri cosa dice la legge a riguardo.

Certificato di abitabilità: cos’è

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Il certificato di abitabilità, o agibilità, che dir si voglia, è un documento che nasce nel 1934 e che attesta il rispetto dei requisiti di sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico di un immobile, ma che non era obbligatorio fino al 2001, quando fu approvato il Decreto n.380 del Presidente della Repubblica del 6 giugno 2001.

Questo prevede il certificato solamente per le nuove costruzioni, le ricostruzioni o sopraelevazioni, e gli interventi sugli edifici già esistenti che possano influire sulle condizioni di igiene e sicurezza. In passato il certificato veniva rilasciato dal Comune su cui sorgeva l’immobile, al momento della costruzione dello stabile. Dal 2016 poi le cose sono cambiate, e ad attestare l’agibilità di un immobile non è più il Comune, ma un tecnico abilitato, che tramite una Segnalazione Certificata di Agibilità (SCA) dà comunicazione al Comune circa la conformità alle prescrizioni di legge.

Di conseguenza, il certificato non è obbligatorio, almeno per tutti gli immobili che non rientrano nelle categorie sopracitate, ma ci sono, ovviamente delle eccezioni.

Quando è obbligatorio il certificato di abitabilità in una compravendita immobiliare

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Secondo la legge italiana, i documenti obbligatori per poter effettuare un atto definitivo di compravendita sono i seguenti:

  • Atto d’acquisto ed eventuali successioni (provenienza)
  • Documenti dei venditori e degli acquirenti
  • Liberatoria dell’amministratore di condominio
  • APE (Attestato di Prestazione Energetica)
  • Documenti che attestino la regolarità urbanistica e catastale dell’immobile

Tra questi non vi è, dunque, il certificato di abitabilità. Di contro però, l’art. 1477 del Codice Civile precisa che:

Il venditore deve pure consegnare i titoli e i documenti relativi alla proprietà e all’uso della cosa venduta

Cosa comporta questo? Che se l’acquirente non ne fa espressamente richiesta al venditore, quest’ultimo non è tenuto a consegnare il certificato di abitabilità ai fini della vendita. Per portare a termine la vendita di un immobile sprovvisto dell’abitabilità quindi, l’acquirente deve essere a conoscenza e accettare l’assenza del certificato, tramite una specifica formula da inserire nell’atto di vendita. Se, al contrario, l’acquirente esige l’abitabilità, deve inserire la richiesta già nella proposta d’acquisto, affinché il venditore sappia da subito che deve adoperarsi per produrlo, se ha intenzione di portare a termine quella specifica trattativa.

Tutti i proprietari degli immobili che rientreranno, ad esempio, nel decreto salva casa, dovranno necessariamente fornire il certificato di abitabilità al momento di vendere la propria casa, perché si tratta di immobili oggetto di interventi di cui al Decreto sopracitato.

In conclusione quindi si può dire che il certificato di abitabilità non costituisce un elemento necessario ai fini della vendita di un immobile, a meno che l’immobile non rientri nel raggio d’azione del Decreto n. 380/2001, oppure che l’acquirente ne faccia espressamente richiesta al venditore. In questi ultimi casi, il certificato di abitabilità diventa un documento obbligatorio ai fini del buon esito della vendita.

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