Cedolare secca sugli affitti: come funziona
La cedolare secca sugli affitti non è mai stata così gettonata come in quest’ultimo periodo, nonostante l’aumento dell’aliquota di inizio anno. Ecco come funziona questo particolare regime di tassazione che sempre più proprietari stanno scegliendo per i contratti d’affitto che riguardano i loro immobili, e perché piace così tanto.

Il regime di tassazione della cedolare secca non è mai piaciuto così tanto agli italiani come negli ultimi tempi, che sembrano averla “riscoperta” dopo più di 20 anni dalla sua entrata in vigore. Questa, avvenuta nel 2011, sostituiva con un unico sistema di tassazione delle locazioni le imposte Irpef, addizionali, di registro e di bollo, e si attesta al 21%. In poche parole quindi, chi ha un immobile di proprietà e decide di metterlo in affitto, può scegliere per questa particolare tassazione e pagare solamente il 21% di tasse sul canone annuale dell’affitto.
L’aliquota scende ulteriormente nel caso in cui il contratto di affitto venga stipulato con il canone concordato, nel qual caso si arriva al 10% e il proprietario ha diritto anche di uno sconto del 25% sull’IMU. Chi sceglie di usare la cedolare secca deve comunicarlo al momento della registrazione del contratto, e così facendo rinuncia, però, all’aggiornamento annuale del canone. A inizio anno l’aliquota della cedolare secca è salita al 26% per gli affitti brevi, ma nonostante ciò si sta registrando un vero e proprio boom di adesioni da parte degli italiani.
Cedolare secca sugli affitti, tutti i vantaggi

La cedolare secca è un regime che ha diversi vantaggi per gli aderenti, primo tra tutti quello economico. Infatti, se non si sceglie la cedolare secca per i contratti di affitto, si devono pagare l’Irpef, l’imposta di registro e le addizionali. La loro somma, anche considerando i livelli minimi, arriva almeno al 25%, e quindi già così si risparmia tantissimo: almeno il 4% per le locazioni a canone libero, e almeno il 15% per le locazioni a canone concordato. Stando così le cose, è evidente come la cedolare secca sia assolutamente il regime più vantaggioso per la stragrande maggioranza degli affitti.
Ci sono anche dei casi però in cui conviene optare per la tassazione ordinaria, ma si tratta di casistiche più teoriche che pratiche. Infatti, il diritto a detrazioni fiscali superiori ai redditi imponibili oltre a quelli della locazione, si verifica con la congiunzione di diverse situazioni nello stesso momento, il che è davvero raro. In linea di massima però, soprattutto quando si dispone di un reddito molto alto e l’Irpef ha un’aliquota alta, la cedolare secca è senza dubbio il regime di tassazione più vantaggioso per chi deve registrare un contratto di affitto.
Questo, nel 2024, si è tradotto in un vero e proprio boom, e i motivi sono diversi:
- la convenienza rispetto al regime ordinario;
- maggior interesse dei proprietari verso gli affitti brevi;
- l’aumento dei canoni di locazione a lungo termine.
Il boom del 2024

Nonostante nel 2023 l’inflazione abbia ad un certo punto rischiato di annullare i vantaggi della cedolare secca, gli ultimi dati sulla variazione del costo della vita applicato ai redditi di locazione si attesta sul +0,7%, il che conferma nuovamente questo regime di tassazione come il più vantaggioso in assoluto. E questo nonostante l’innalzamento dell’aliquota dal 21% al 26% per gli affitti brevi (dal secondo al quarto immobile dato in locazione).
Il boom quindi è dovuto sia alla effettiva convenienza della cedolare secca rispetto al regime ordinario, che all’esplosione degli affitti brevi e all’aumento spropositato dei canoni di affitto in tutta Italia. Tutti questi motivi, sommati, fanno sì che anche in futuro la cedolare secca avrà un gettito in crescita, e quello di quest’anno è solo il primo step di un trend in salita.