Case green, l’Italia finisce nel mirino dell’UE: cosa sta succedendo

Autore:
Erika Fameli
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La Commissione Europea avvia la procedura d’infrazione per le case green in Italia: il nostro Paese non ha inviato la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici secondo i termini richiesti dalla Direttiva 2024/1275: ecco cosa si rischia e quali sono le conseguenze per i cittadini.

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Costruire, Casa
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L’Italia non ha inviato la bozza del National Building Renovation Plan, il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici che la Direttiva 2024/1275 richiedeva entro termini ben precisi. Il ritardo rappresenta l’assenza di una programmazione che dovrebbe, invece, portare gli edifici italiani verso la trasformazione energetica.

Proprio per questo, la Commissione europea ha avviato la procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese, ma cosa comporta di preciso? Ecco le conseguenze della procedura di contestazione dell’UE, e come essa si traduce non solo per il Paese nel suo insieme, ma anche per i singoli cittadini.

Infrazione per le case green in Italia

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La Commissione europea definisce il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (National Building Renovation Plan) come uno strumento essenziale e strategico per trasformare il patrimonio edilizio in un sistema più efficiente, meno energivoro e progressivamente decarbonizzato entro il 2050. Si tratta, quindi, di un documento che ricopre un ruolo fondamentale sia  a livello teorico che pratico, poichè fornisce indicazioni puntuali su:

  • come l’Italia intende ristrutturare case, condomini ed edifici non residenziali;
  • quali sono le priorità operative;
  • quali risorse sono destinate agli interventi di riqualificazione energetica;
  • quali sono le tappe intermedie di svolgimento dei lavori.

La scadenza del recepimento è fissata al 29 maggio 2026, con il primo piano nazionale definitivo da trasmettere entro il 31 dicembre 2026 ma, ad oggi, l’Italia non ha ancora consegnato la bozza entro il termine stabilito dalla Commissione UE del 31 dicembre 2025. Questo step serviva per valutare con largo anticipo la traiettoria nazionale, ma dall’Italia non sono partite comunicazioni di alcun tipo, cosa che ha fatto scattare una lettera di costituzione in mora per la mancata presentazione della bozza.

Le conseguenze per gli italiani

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A questo punto, l’Italia e gli altri 18 Stati membri che non hanno rispettato la scadenza del 31 dicembre 2025, hanno due mesi di tempo per rispondere. Senza una replica, Bruxelles può passare prima al parere motivato e, infine, arrivare al deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Internamente, il Senato italiano ha approvato la legge delega per l’adeguamento nazionale al regolamento UE 2024/1735 (il Net-Zero Industry Act.), cosa che getta le basi normative per la transizione green e le tecnologie a zero emissioni nette, ma che non assicura né chiarisce nulla a livello immobiliare.

Senza una strategia nazionale, la decarbonizzazione e gli obiettivi del 2050 sono irraggiungibili, e per l’Italia questa procedura d’infrazione rappresenta un passo falso non indifferente, che mette a rischio la transizione energetica nel Paese. Di fatto, l’assenza di un percorso nazionale rende incerte le sorti delle ristrutturazioni sugli edifici sia pubblici che privati, e implica anche una minore chiarezza sui tempi di intervento sugli immobili più energivori, oltre che la difficoltà per i condomini di pianificare opere importanti e l’impatto sul mercato immobiliare. In Italia la maggior parte degli immobili ha ancora una classe energetica bassa e le emissioni degli edifici residenziali sono tra le più impattanti in assoluto: non resta che sperare nella trasmissione della bozza entro i termini definiti, per non rischiare ulteriori ritardi nell’ammodernamento del patrimonio immobiliare nazionale.

Infrazione per le case green in Italia: UE avvia la procedura: foto e immagini