Casa, matrimonio e tasse: ai proprietari conviene sposarsi?
Parliamo di casa, matrimonio e tasse, e cerchiamo di capire se nel 2024 ai proprietari immobiliari conviene ancora sposarsi oppure no. Dal punto di vista fiscale è meglio convivere o convolare a nozze? Ecco qualche aspetto da considerare.

Nozze o non nozze? Questo è il problema! Purtroppo, quelle da prendere in considerazione non sono solo questioni di tipo emotivo, perché quando si parla di matrimonio, si parla inevitabilmente anche di soldi. I matrimoni in Italia stanno calando: c’è chi sceglie di non sposarsi per avere più agevolazioni e addirittura chi si separa per pagare meno tasse.
Dal punto di vista dello Stato, sposandosi si cambia totalmente abito, e sia a livello fiscale che pratico ci sono diverse conseguenze. Cerchiamo di capire quali sono i pro e i contro del matrimonio, in particolar modo per i proprietari di casa, poichè per loro la comunione o la separazione dei beni potrebbe stravolgere completamente le carte in tavola!
Casa, matrimonio e tasse: mettiamo ordine

“Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri”.
Così inizia l’art. 143 del Codice Civile, e in realtà questa frase dice già tutto. In particolar modo, a pesare sulle sorti fiscali ed economiche dei coniugi è la scelta tra la comunione e la separazione dei beni. Infatti, se ci si sposa in comunione dei beni, tutto ciò che appartiene ad uno dei due, appartiene anche all’altro in egual misura. Con la formula della separazione invece, ognuno ha le proprie proprietà individuali
Ciò detto, sposarsi in comunione dei beni comporta la somma dei redditi, il che a livello fiscale non è mai un vantaggio, soprattutto dal punto di vista di bonus e agevolazioni. Infatti, i bonus hanno spessissimo il vincolo del tetto ISEE, e il matrimonio può portare all’esclusione da agevolazioni di diverso tipo.
A livello immobiliare, se si sceglie di sposarsi in comunione dei beni, tutte le proprietà acquisiscono la titolarità del coniuge, anche se sono state acquistate precedentemente al matrimonio. Questo vuol dire che, in caso di divorzio e di vendita dell’immobile, le quote andrebbero ripartite al 50% anche se uno dei due coniugi non ha partecipato minimamente alla spesa per comprarlo. Allo stesso modo, se ci sono più immobili cointestati, si rischia di pagare l’IMU dove fino a quel momento non si era pagato.
Nozze e fisco: i vantaggi

Finora abbiamo esposto solamente le criticità della scelta di convolare a nozze, ma ovviamente lo status di coniugato/a porta anche dei vantaggi ai membri della coppia. Li possiamo riassumere così:
- agevolazioni se uno dei due coniugi è a carico dell’altro;
- detrazione delle spese mediche del coniuge;
- detrazione degli interessi passivi del mutuo cointestato;
- reversibilità al coniuge in caso di decesso;
- maggiore solvibilità agli occhi delle banche per la richiesta di mutuo.
Tirando le somme quindi, non esiste una risposta univoca e che vale per tutti alla domanda se conviene o meno sposarsi, poichè ogni situazione andrebbe analizzata nel particolare. Al netto poi del fatto che grazie agli ultimi aggiornamenti di legge, i figli delle coppie non sposate sono considerati al pari di quelli delle coppie sposate, la scelta è esclusivamente da prendere in base agli interessi dei due membri della coppia.
Ci sono da valutare i bonus edilizi a cui si potrebbe o non potrebbe avere accesso, così come le soluzioni possibili per non pagare l’IMU sulla seconda casa, e tantissimi altri aspetti. Le valutazioni però, sono assolutamente soggettive!