Bonus edilizi non spettanti da restituire: ecco come fare

Autore:
Laura Scarpellini

Bonus edilizi sempre al centro dell’attenzione, anche quando si tratta di richiedere delucidazioni in merito alle procedure riguardanti la loro fruizione. Ma cosa si rende necessario fare nel caso in cui si verifichi l’eventualità di dover rimborsare un bonus che sia stato percepito indebitamente? Il dover ritornare delle somme allo Stato, è una procedura di tutela per le casse erariali, che andrebbero ad evidenziare un ammanco nel bilancio statale. Ecco come bisogna comportarsi in questi casi.

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Bonus  edilizio: quando scatta la restituzione del credito non spettante

Nel caso in cui un contribuente abbia avuto modo di godere di una detrazione d’imposta risultata poi essere non spettante, ecco che sarà opportuno andare ad innescare tutta una procedura dedicata, al fine di provvedere alla restituzione delle somme percepite.  È bene prendere atto che a seconda la tipologia del bonus che sia stato acquisito, sarà necessario andare ad adottare un particolare processo di rientro, per le casse dello Stato.

A fare chiarezza in tal senso scende in campo anche l’Agenzia delle Entrate. A tal riguardo ha specificato che nel caso di cessione del credito o dello sconto in fattura, la violazione del godimento del bonus, si va a perfezionare solamente nel momento in cui il terzo di fatto andrà a monetizzare l’entità dello sgravio fiscale.

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Quando per il fruitore del bonus scatta la violazione e quindi la restituzione

A fare un po’ di chiarezza su questa delicata situazione, anche in questo caso è intervenuta l’Agenzia delle Entrate che attraverso la risposta a interpello n°440/2023 indica che in assenza dei parametri richiesti per fruire delle detrazioni fiscali sull’edilizia

“determina il recupero dell’ammontare della detrazione indebitamente fruita – anche sotto forma di sconto in fattura o attraverso la cessione del credito – maggiorato di interessi e sanzioni, sempre in capo al soggetto beneficiario, titolare dell’agevolazione fiscale”.

Tuttavia l’Agenzia nel dettaglio va ad evidenziare che nel caso in cui il contribuente abbia utilizzato il credito d’imposta non dovuto direttamente nella sua dichiarazione dei redditi, andando a compensare le imposte dovute con cifra maggiore di quanto davvero effettivamente spettante, ecco che sempre l’interpello chiarisce come

“la violazione si configura in ciascuna annualità nella quale la stessa viene esposta in dichiarazione ed utilizzata, e consiste nel minor versamento dell’imposta dovuta”.

Se invece il contribuente è andato ad adottare la cessione del credito, in questo caso, come chiarisce l’Agenzia

“la violazione si configura solo nel momento in cui il credito ceduto è indebitamente utilizzato in compensazione da parte del cessionario, e cioè quando si concretizza il danno erariale”.

In questo caso il credito spettante non è stato ancora utilizzato e quindi risulta essere fermo nel cassetto fiscale di colui che lo ha ricevuto. Non scatterà quindi alcuna restituzione, in quando le casse statali non hanno subito alcun ammanco.

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Quado invece scatta il penale

Il discorso cambia invece nel caso in cui il contribuente ha dichiarato lavori edili mai eseguiti, per poter fruire delle agevolazioni fiscali incluse nei bonus edili. Anche in questo caso l’Agenzia delle Entrate specifica che la violazione tributaria si andrà a perfezionare quando il credito viene monetizzato con compensazione, anche se la Procura vada a definire l’ipotesi di reato comunque.

Come mettersi in regola

Nel caso in cui lo sconto in fattura o cessione del credito dei bonus edilizi non sia ancora stato perfezionato, ecco che il credito non è ritenuto in essere. Non vi saranno somme da rendere allo Stato, e se la comunicazione della cessione del credito non è ancora stata eseguita, il contribuente non dovrà fare altro che modificare la contabilità presente in fatturazione.

Altro caso in cui siano stati girati i crediti, sarà il fornitore a doverli rifiutare con degli aggiustamenti della contabilità. Anche in questo caso si andranno ad evitare ogni forma di pena o di sanzione. Nell’ipotesi invece che i crediti siano stati già accettati dal cessionario ma non ancora monetizzati, ecco che si potrà richiedere l’annullamento dell’accettazione della comunicazione, come suggerisce  la circolare n° 33/2022 dell’Agenzia delle Entrate.