Agenzia delle Entrate e Airbnb: scatta cedolare secca 21% per affitti brevi
Agenzia delle Entrate e Airbnb dopo anni di accesi dibattimenti e sentenze di tribunale sono giunti ad una stretta di mano, e oggi il colosso degli affitti va ad allinearsi a quella che è la nuova normativa fiscale italiana. Di fatto è scattato l’obbligo in questi giorni per gli host presenti sul territorio italiano di andare a definire la loro posizione nei confronti del Fisco, andando ad adottare la cedolare secca del 21%. Così facendo ci si auspica che si raggiunga una maggior tracciabilità e controllo dell’attività recettiva, in ambito fiscale. Vediamo meglio nel dettaglio le novità.

Agenzia delle Entrate: 2024 si stringe la morsa sugli affitti brevi
Ormai non si potrà più tornare indietro. Gli host di Airbnb d’ora in poi sono di fatto obbligati ad andare ad adottare la cedolare secca al 21% sui guadagni, per quanto riguarda le locazioni abitative che non vadano a superare i 30 giorni consecutivi. Coloro che andranno a collaborare con il colosso mondiale degli affitti a breve termine saranno obbligati ad attenersi a questa nuova normativa, determinata dall’Agenzia delle Entrate, se presenti determinati requisiti.
Infatti ciò si andrà a mettere in pratica solo nell’eventualità che i soggetti operanti non siano dotati di partita Iva, e che non vadano a gestire più di 5 unità abitative per gli affitti a breve termine.

Con il 2024 cambiano le regole per gli affitti a breve termine
L’applicazione della cedolare secca messa a punto di recente dal Fisco italiano, di fatto è una normativa già in essere dal 2017, che la piattaforma Airbnb non aveva ritenuto di dover applicare alle sue transazioni.
Il ritardo nell’adozione di tale indicazione messa a punto dall’Agenzia delle Entrate da parte di Airbnb ha innescato un lungo dibattimento giudiziario che ha portato la famosa piattaforma digitale degli affitti, ad essere in debito con il Fisco italiano di 576 milioni di euro, con l’accettazione inoltre di assumere il ruolo di sostituto d’imposta.
Dopo numerose udienze in aula, condanne e ricorsi, questo è quanto si è andato definendo per quanto riguarda la regolamentazione delle locazioni, anche a mezzo delle piattaforme digitali. Resta chiaro che questo è solo uno dei nuovi obblighi a cui sono tenuti gli host italiani, che dovranno attenersi anche al rispetto delle normative legate alla sicurezza, per poter operare nella piena legalità.

Agenzia delle Entrate invita al ravvedimento oneroso
Ecco quindi che per gli host di Airbnb e non solo, si va prospettando la possibilità di incorrere in salate multe con il Fisco italiano, nel caso in cui non si attivino per tempo determinate procedure. Alla luce di quanto definito nelle aule di tribunali italiani, Airbnb ha sollecitato i suoi affiliati sparsi sul nostro territorio, di provvedere quanto prima a bonificare la situazione fiscale, con l’Agenzia.
Di fatto ormai chi collabora con la piattaforma di affitto a breve termine dovrà andare a dichiarare i proventi percepiti, ed eventualmente anche mettersi in pari con quanto omesso in precedenza. Ecco quindi che per essere in pari con l’Agenzia delle Entrate si renderà necessario ricorrere al ravvedimento oneroso per quanto riguardo l’anno 2022.
Invece per le entrate provenienti dalle locazioni a breve termine del 2023 gli host potranno tranquillamente presentarle nella dichiarazione dei redditi di quest’anno.