Affitti brevi: ok alla cedolare secca al 21% su un solo immobile

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 5 minuti

Sembra si sia trovato un accordo sugli affitti brevi, che nei giorni scorsi avevano rappresentato uno dei principali nodi di discussione in vista dell’approvazione della manovra di bilancio 2026. In particolare, sembra che rimarrà valida l’aliquota al 21% per il primo immobile, ma non sono tutte buone notizie per i proprietari.

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Nei giorni scorsi il dibattito sugli affitti brevi e la loro tassazione è stato quanto mai acceso. Si discuteva, infatti, sulla loro tassazione: al momento è possibile pagare una cedolare secca del 21% sul primo immobile in affitto, mentre a partire dal secondo la tassazione sale al 26%. In una prima proposta, l’aliquota sarebbe aumentata al 26% per tutti coloro che, nel trovare ospiti per la propria attività, si fossero affidati ad intermediari quali Booking, Airbnb o agenzie immobiliari (vale a dire la stragrande maggioranza degli affitti brevi).

In poche parole, quindi, l’aliquota al 21% sul primo immobile in affitto sarebbe rimasta valida solamente per chi non comparisse in alcun portale di prenotazione. Dopo giorni di caos e pareri contrastanti, però, sembra che la maggioranza abbia trovato un accordo, e che l’aliquota al 21% sia confermata per il primo immobile in affitto. Non è ancora il caso di gioire però, per i gestori di più appartamenti: ecco cosa bolle in pentola e cosa potrebbe passare all’approvazione in Legge di Bilancio.

Accordo

Affitto, Casa
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Palazzo Chigi comunica tramite una nota che si è trovato un accordo su diversi punti controversi della manovra, tra cui spiccano:

  • gli affitti brevi,
  • l’esenzione Isee sulla prima casa,
  • l’articolo 18 riferito ai dividendi,
  • la compensazione anche per i contributi previdenziali delle imprese,
  • le misure a favore delle forze dell’ordine.

La maggioranza, nel suo ultimo vertice, ha avuto quindi il suo bel daffare, ma sembra che un intesa sia finalmente stata raggiunta. Focalizzandosi sulla tematica degli affitti brevi, a far discutere è stato il nodo delle aliquote, che potevano essere al 21% sul primo immobile, al 23% (ipotesi per mediare tra la proposta più drastica e la situazione attuale) o al 26% su tutti gli immobili in affitto per locazioni turistiche. Allo stato attuale delle contrattazioni, l’aumento della cedolare secca dal 21% al 26% scatterebbe solamente a partire dal secondo immobile, lasciando quindi invariata la tassazione attuale. Una novità importante, su cui si sta ancora ragionando, riguarda però il limite del terzo immobile.

In poche parole, il governo sta pensando di far scattare l’attività d’impresa a partire dal terzo immobile in affitto. La crescita di questo tipo di attività è enorme e pertanto, secondo il governo, chi ha tre case in affitto e una in cui abitare può permettersi di pagare più tasse. Al contrario, chi ne ha solamente una in affitto potrebbe averla ricevuta in eredità e merita un’agevolazione fiscale sull’affitto.

Il dibattito sulle aliquote

Affitto, Casa
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Il dibattito sulle aliquote è molto acceso, poiché quello delle coperture rimane il nodo principale. Se le risorse del Tesoro non fossero sufficienti per garantire questo stato di cose, infatti, potrebbe anche tornare in campo l’ipotesi di un’aliquota al 23% per il primo e il secondo immobile, che rappresenterebbe una via di mezzo tra il 21% del primo e il 26% del secondo. Tutto è ancora in ballo, e molto influiranno sulle scelte dei gestori anche le altre decisioni del governo in manovra di Bilancio. Dai bonus casa 2026 alle nuove aliquote IMU, tutte le scelte andranno a modificare la tassazione e il comportamento degli italiani nei confronti degli affitti brevi: non resta che attendere la pubblicazione del testo ufficiale per sapere come affrontare l’anno che sta per iniziare.

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