Nuova tassa sugli affitti brevi: ecco chi dovrà pagare

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Introdotte tasse al 26% per gli affitti brevi che transitano da un intermediario: questa la grandissima novità che compare nella Legge di Bilancio 2026 e che sostituisce l’aumento generalizzato della cedolare secca sugli affitti a breve termine. Ecco come funziona e quali immobili include.

Turista
Photo by stevepb – Pixabay

Nel corso dell’ultimo periodo il Governo ha avuto a che fare con la Manovra di Bilancio 2026 e uno degli argomenti più spinosi e dibattuti su cui ha dovuto deliberare ha riguardato gli affitti brevi. Croce italiana degli ultimi anni, questi stanno subendo una vera e propria guerra da parte delle amministrazioni locali, ma a livello nazionale la normativa che li riguarda risente ancora di parecchi vuoti legislativi. Un punto in particolare fa preoccupare i proprietari: l’introduzione di una tassa extra, o meglio, l’esclusione di un’opzione di risparmio.

Inizialmente si era parlato di elevare in maniera generalizzata la tassazione relativa alla cedolare secca, facendola passare dal 21 al 26% per tutti gli immobili, ma di questo aumento non si trova traccia nel Ddl di bilancio. Compare, al suo posto, una correzione che impone a tutti gli affitti brevi che usufruiscono di un intermediario, di pagare una tassa del 26% e di non poter più usufruire dell’opzione al 21%. Ecco come cambieranno le cose e come funziona questa novità.

Tasse al 26% per gli affitti brevi

Turista
Photo by ManuelaJaeger – Pixabay

Il sistema attualmente in vigore che regola la tassazione degli affitti brevi prevede un’aliquota base del 26% per i redditi che derivano da questo tipo di locazione. In sede di dichiarazione dei redditi, però, i proprietari possono optare per un’aliquota al 21% per un solo immobile. Di fatto, quindi, chi ha più case destinate agli affitti brevi deve pagare il 21% di tasse sulla prima e il 26% su tutte le altre. La possibilità di scegliere un’aliquota più bassa per una casa resterà valida, con la nuova Legge di Bilancio, solamente se:

durante il periodo d’imposta non siano stati conclusi contratti aventi ad oggetto tale unità immobiliare tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare o tramite soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare.

In parole povere, quindi, chi affitta il proprio immobile attraverso un contratto di intermediazione non potrà più usufruire della possibilità di ridurre l’aliquota al 21%.

Lotta aperta ad Airbnb

Turista
Photo by MonicaVolpin – Pixabay

Appare evidente come questa novità sia in aperto contrasto con l’attività di siti come Airbnb o Booking. Attualmente gli affitti brevi disponibili in Italia sono circa 502.000, di cui la maggior parte transita proprio sulle piattaforme citate, o su realtà similari. La categoria dei gestori di affitti brevi è ovviamente in disaccordo con questa misura che di fatto aumenta in modo sostanziale il carico tassativo da sostenere. Rispetto alla paventata modifica della cedolare secca, il presidente di Aigab, l’Associazione Italiana dei Gestori di Affitti Brevi, Marco Celani, si mostra impassibile alla rimodulazione, che secondo lui:

non cambia nulla. Il mercato degli affitti brevi passa praticamente tutto dai portali online. Con questa formulazione non cambia la sostanza dell’intervento che incrementa il carico fiscale su questi redditi. Ribadiamo il nostro giudizio critico sulla misura che è una patrimoniale mascherata.

Le critiche alla misura non mancano, ma l’altra faccia della medaglia raffigura una buona impressione sulla scelta del Governo. In molti, infatti, non sono contenti dell’impatto che gli affitti brevi hanno sul mercato immobiliare italiano, sull’affollamento dei centri storici e sulla riduzione degli immobili disponibili per le locazioni standard.

Nuova tassa sugli affitti brevi: foto e immagini