Zone umide, il report di Legambiente: Italia al 4° posto in UE
In occasione della Giornata mondiale delle zone umide 2026, che ricorre il 2 febbraio, Legambiente ha pubblicato un report che analizza gli ecosistemi italiani e quelli europei. Nella classifica UE, l’Italia si piazza al quarto posto a pari merito con la Norvegia: l’analisi del rapporto.

Il 2 febbraio scorso si è celebrata la Giornata mondiale delle zone umide, e in occasione di questa ricorrenza, Legambiente ha diffuso il suo report annuale sugli ecosistemi italiani.
Italia quarto posto in Europa

In Italia le zone umide registrate sono 63 distribuite in 15 regioni per un totale di 81.091 ettari. Si tratta di un quantitativo importante, a cui si aggiungeranno presto tre nuovi siti in Sicilia, che porteranno il totale complessivo a 66. Con questi numeri, l’Italia si piazza quarta (pari merito con la Norvegia) nella tutela delle zone umide, e si differenzia per importanza dei siti inseriti nella lista Ramsar. A comunicare questi dati, in occasione della Giornata mondiale delle zone umide (il 2 febbraio), e del 50esimo anniversario della ratifica italiana della Convenzione internazionale di Ramsar, è Legambiente.
Nel suo X report, Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide, si analizzano non solo i dati italiani, ma li si confrontano con quelli degli altri Paesi europei e si evidenziano progetti, iniziative e appuntamenti pro-ambiente che nel prossimo futuro interesseranno quasi tutta la Penisola. Considerando che spesso l’Italia non gode delle prime posizioni delle classifiche per merito, è necessario evidenziare l’ottimo risultato ottenuto in questo campo, battuto solamente da:
- Regno Unito (176 siti Ramsar);
- Spagna (76 siti Ramsar);
- Svezia (68 siti Ramsar).
In particolare, la Toscana è la regione che, con i suoi 11 siti, vanta più aree umide riconosciute negli ultimi 50 anni nella Convenzione di Ramsar (che l’Italia ha firmato nel 1976). A seguire ci sono l’Emilia-Romagna (10 siti), la Sardegna (9 siti), il Lazio e la Lombardia (6 ciascuna), il Veneto (4 siti), il Friuli-Venezia Giulia, la Sicilia e la Puglia (3 siti l’una), la Campania e la Basilicata (2 ognuna), Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo e Calabria (1 a testa).
Giornata mondiale delle zone umide

Le zone umide sono un patrimonio da salvaguardare in tutto il pianeta, e includono laghi, paludi, torbiere, lagune, acquitrini e specchi d’acqua (naturali o artificiali). Si tratta di veri e propri scrigni di biodiversità che giocano un ruolo di primaria importanza nella lotta al cambiamento climatico, in quanto grandi immagazzinatori di carbonio. Come sottolinea Legambiente, infatti:
Le zone umide sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del pianeta e in questi anni la Convenzione internazionale di Ramsar è stata un importante riferimento per l’Italia. Questi ecosistemi acquatici svolgono un ruolo fondamentale per attuare azioni di adattamento, di mitigazione e di contrasto dei cambiamenti climatici. Per questo è importante tutelarli sempre di più con azioni e interventi efficaci.
La conservazione delle zone umide, in Italia come altrove, incontra numerosi ostacoli e sfide da superare, poichè si devono fare i conti con l’azione umana, il degrado ambientale, la malagestione delle risorse idriche e con la crisi climatica. La Giornata mondiale delle zone umide serve proprio a sensibilizzare e a far conoscere la tematica in tutti i livelli della popolazione, e a questo proposito, il WWF Italia ha organizzato, nella giornata di domenica 1° febbraio, numerosi appuntamenti ed eventi di avvicinamento agli ecosistemi umidi in tutta la Penisola.