Biodiversità: l’impatto dell’Azione Umana

Autore:
Samantha Patente
  • Laureanda in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

Un recente studio pubblicato su Nature mostra come l’intervento umano in alcuni casi favorisca la biodiversità, promuovendo la creazione di nuovi habitat e la diversificazione delle specie.

Biodiversità: l'impatto dell'Azione Umana
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Uno studio condotto da un pool di docenti dell’università di York (Regno Unito) guidato da Jonathan D. Gordon dimostra che l’azione umana sulla natura va considerata come un’arma a doppio taglio.

Da un lato l’urbanizzazione e l’agricoltura intensiva mettono a rischio la sopravvivenza della flora e della fauna locale, dall’altro in alcune condizioni favorevoli queste attività creano nuovi habitat, che possono sostenere una varietà più ampia di specie. Lo studio pubblicato su Nature esplora nel dettaglio questa dualità, nel tentativo di comprendere il loro impatto a lungo termine sulla biodiversità globale.

Frammentazione degli habitat

La suddivisone di un vasto ambiente naturale in più micro sezioni, a causa dell’attività umana, prende il nome di frammentazione degli habitat. Localmente tale fenomeno causa una riduzione della diversità delle specie, poiché i nuovi ecosistemi sono caratterizzati dalla scarsità di risorse. Tuttavia, se si osserva il fenomeno globalmente, si nota un aumento della biodiversità, perché i micro ambienti creati dalla frammentazione offrono rifugi sicuri e diversificati, che favoriscono la coesistenza di più specie all’interno di un’area più ampia.

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I corridoi ecologici sono dei percorsi, creati dall’uomo, che hanno lo scopo di collegare tra loro i micro habitat. Questo meccanismo consente di limitare i danni della frammentazione dato che permette alle specie di muoversi liberamente tra i vari habitat, riducendo di conseguenza l’isolamento genetico e aumentando la resilienza dei diversi ecosistemi.

Squilibrio tra prede e predatori

Uno dei principali effetti negativi dell’operato umano è il match-mismatch, che consiste nel disallineamento tra i cicli vitali di prede e predatori. Lo studio analizza dettagliatamente questo fenomeno spiegando che la a causa principale è il cambiamento climatico, poiché altera i cicli riproduttivi e la migrazione delle specie.

Gli effetti più significativi di questo squilibrio sono l’errata impollinazione delle piante, la carenza di prede sulla terraferma o la carenza di predatori in ambiente marino.

Mentre alcune specie, nonostante tutto, riescono ad adattarsi e prosperare altre non ci riescono. Quindi è di fondamentale importanza comprendere e affrontare in modo multi-focale e tempestivo il problema, così da poter aiutare le specie che si trovano in difficoltà a causa del nostro operato.

Impollinatori e produzione agricola

L’ultima parte dello studio si concentra sugli impollinatori, come le api e le farfalle, che svolgono un ruolo cruciale per lo sviluppo di ogni ecosistema. Le popolazioni di queste specie animali, a causa dell’agricoltura intensiva e dell’uso di pesticidi, si ritrovano sempre più spesso decimate, portando di conseguenza ad una forte riduzione della resa agricola.

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Le strategie, proposte dallo studio, per limitare questo fenomeno sono tre:

  • la creazione di habitat;
  • la riduzione dell’uso di pesticidi e
  • la sensibilizzazione degli agricoltori.

Per quanto riguarda il primo punto si sottolinea l’importanza della creazione di ambienti, che consentano lo sviluppo di varie specie ci impollinatori.

La seconda strategia, invece, consiste nell’adozione di tecniche di gestione integrata dei parassiti, che consentono di ridurre l’uso dei pesticidi dannosi.

L’ultimo punto verte sulla creazione di campagne di sensibilizzazione rivolte agli agricoltori e alla popolazione delle città rurali.

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