Allarme della Wmo: indicatori del cambiamento climatico fuori scala

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 6 minuti

La Wmo ha evidenziato come nel 2023 gli indicatori del cambiamento climatico abbiano raggiunto livelli record. Il segretario generale dell’Onu António Guterres avverte: «I cambiamenti stanno accelerando».

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E’ uno scenario allarmante quello delineato dal nuovo rapporto “State of the Global Climate 2023” della World meteorological organization (Wmo). Dal documento si evince infatti che, durante l’anno scorso, tutti gli indicatori del cambiamento climatico, come emissioni di gas serra,  temperature superficiali,  calore e acidificazione degli oceani, innalzamento del livello del mare, copertura del ghiaccio marino antartico e ritiro dei ghiacciai, hanno raggiunto livelli record finendo fuori scala in senso estremamente negativo.

Allarme della Wmo: indicatori del cambiamento climatico fuori scala

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Nello specifico, analizzando i principali indicatori presi in esame dal rapporto, si scopre che, per quanto riguarda le emissioni climalteranti, le concentrazioni di CO2, metano e protossido di azoto, sono aumentate in maniera esponenziale nel corso del 2023. I livelli di anidride carbonica, in particolare, sono attualmente più alti del 50% rispetto all’era preindustriale e contribuiranno a far innalzare ulteriormente i valori della colonnina di mercurio.

E questa non è per niente una buona notizia, considerando che il 2023 è stato l’anno più caldo mai registrato da quando esistono le rilevazioni. Nel dettaglio, il rapporto evidenzia come la temperatura media globale in prossimità della superficie è stata di 1,45 ± 0,12°C superiore alla media del periodo di riferimento  1850-1900. In tutto il mondo, nel 2023, da giugno a dicembre, ogni mese ha registrato temperature record.

Inoltre, le temperature medie globali della superficie del mare (SST) hanno raggiunto livelli record da aprile in poi e il contenuto di calore dell’oceano ha raggiunto il livello più alto, facendo registrare una copertura media giornaliera delle ondate di caldo marino pari al 32%. Una quota decisamente superiore rispetto al precedente primato del 23% raggiunto nel 2016.

Ondate di caldo marino più frequenti e intense hanno profonde ripercussioni negative sugli ecosistemi marini e sulle barriere coralline.

ha sottolineato la Wmo.

In pratica, per il dodicesimo anno consecutivo, tutto il Mar Mediterraneo ha subito forti e gravi ondate di caldo marino, mentre, a causa dell’assorbimento dell’anidride carbonica, il grado di acidificazione degli oceani è aumentato a dismisura.

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Innalzamento del mare e scioglimento dei ghiacciai

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Oltre al riscaldamento delle acque, un altro dato preoccupante è rappresentato dal tasso di innalzamento medio globale del livello del mare, che, negli ultimi dieci anni (2014-2023), è stato più del doppio rispetto a quello registrato durante il primo decennio di dati satellitari (1993-2002).

Una situazione sulla quale pesa come un macigno lo scioglimento dei ghiacciai. I dati relativi alle due principali calotte glaciali sono disarmanti.

Combinando infatti i valori di Groenlandia e Antartide si scopre che dal 2010 in poi si sono registrati i  7 anni di scioglimento più elevati della storia, con i tassi medi di perdita di massa che hanno raggiunto i livello record di 372 Gigatonnellate all’anno tra il 2016 e il 2020. Ciò equivale a circa 1 mm all’anno di innalzamento globale del livello del mare.

In più c’è da evidenziare come, nel febbraio 2023, l’estensione del ghiaccio marino antartico ha toccato il livello più basso nell’era satellitare, ossia dal  1979,  ed è rimasta al minimo storico da giugno fino all’inizio di novembre. Il massimo annuale, pari a 16,96 milioni di km2, registrato a settembre. è inferiore di  circa 1,5 milioni di km2 in confronto alla media del periodo 1991-2020 e 1 milione di km2 al di sotto del precedente minimo record.

Necessario aumentare i finanziamenti climatici

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Altra nota dolente è rappresentata dagli eventi metereologici e climatici estremi che hanno messo in ginocchio diverse aree del mondo. Alluvioni, cicloni, inondazioni, caldo record, incendi e siccità hanno causato distruzione e vittime in tutti i continenti, con un impatto socioeconomico rilevante.

I rischi meteorologici e climatici hanno esacerbato le sfide legate alla sicurezza alimentare, agli spostamenti di popolazione e agli impatti sulle popolazioni vulnerabili. Hanno continuato a innescare nuovi sfollamenti prolungati e secondari e ad aumentare la vulnerabilità di molti che erano già stati sradicati da complesse situazioni multicausali di conflitto e violenza.

evidenzia la Wmo.

All’interno del rapporto sono illustrati i dati derivanti dal monitoraggio di 78 Paesi realizzato dal World Food programme (WFP), secondo i quali «Il numero di persone che soffrono di insicurezza alimentare acuta in tutto il mondo è più che raddoppiato, da 149 milioni di persone prima della pandemia di Covid-19 a 333 milioni di persone nel 2023»

La Wmo sottolinea inoltre l’importanza di aumentare i finanziamenti globali, che devono crescere in maniera cospicua per far si che l’azione di contrasto al cambiamento climatico diventi più incisiva:

C’è un grande gap finanziario. In uno scenario medio, per un percorso degli 1,5° C, gli investimenti annuali in finanziamenti per il clima devono crescere di oltre 6 volte, raggiungendo quasi 9mila miliardi di dollari entro il 2030 e altri 10mila miliardi di dollari fino al 2050.  Il costo dell’inazione è ancora più alto. Considerando il periodo 2025-2100, il costo totale dell’inazione è stimato a 1.266 trilioni di dollari, ovvero, la differenza tra le perdite in uno scenario business as usual e quelle subite in un percorso 1,5° C. Questa cifra rischia tuttavia di essere drammaticamente sottostimata. I finanziamenti per l’adattamento continuano a essere insufficienti. Sebbene i finanziamenti per l’adattamento abbiano raggiunto il massimo storico di 63 miliardi di dollari nel 2021/2022, il gap globale nel finanziamento dell’adattamento si sta ampliando, risultando ben al di sotto dei 212 miliardi di dollari all’anno stimati necessari fino al 2030 nei soli Paesi in via di sviluppo.

Allarme della Wmo sugli indicatori del cambiamento climatico: foto e immagini