Vendemmia 2023: un calo preoccupante

Autore:
Francesca Naima Bartocci
  • Laurea in Lettere - Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne
Tempo di lettura: 4 minuti

Vendemmia: nel 2023 in Italia è stato riscontrato un calo produttivo senza precedenti, ma non tutto “è perduto”.

Calici, Vino
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Di recente sono stati resi disponibili dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, i dati relativi alla vendemmia del 2023 in Italia.

Da quanto emerge, il 2023 è stato l’anno peggiore dal 1947 per quanto riguarda la vendemmia italiana: un risultato che, dunque, conferma i dati già condivisi a fine novembre dall’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini (UIV).

Vendemmia 2023: la peggiore dal dopoguerra

Vendemmia 2023: un calo preoccupante, i dati
Autore: Tim Mossholder, Pexels

Lo scorso anno l’Italia ha registrato la vendemmia peggiore degli ultimi 76 anni: secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura, la produzione di vino è stata pari a 38,3 milioni di ettolitri. Ciò significa che rispetto all’anno precedente (2022) è stata registrata una diminuzione di ben 23,2 %. Se il 2023 non è andato bene, e anche per il 2024 c’è preoccupazione:

Con una produzione italiana ai minimi storici, il 2024 si annuncia molto complesso e sfidante, le nostre imprese avranno l’esigenza vitale di alzare il valore unitario dei propri prodotti, in un contesto macroeconomico che non è dei più favorevoli. Si è visto già l’anno passato, con le difficoltà patite nei circuiti retail dei principali Paesi, dove ad aumenti di prezzo anche limitati sono corrisposti in maniera quasi automatica cali degli acquisti a volume.

ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti.

Il motivo principale di un calo tanto drastico è rappresentato dalla presenza della peronospora, una malattia fungina che ha colpito tutta l’Italia e, in particolare, i vigneti del Centro-Sud Italia;

Tale malattia cosiddetta “della pioggia” è stata aggravata dalle frequenti precipitazioni e, seppure i viticoltori italiani hanno vissuto un periodo non roseo, il calo della produzione a livello di volume non è “completamente negativo”.

Meno vino, ma la qualità aumenta

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Autore:Jep Gambardella, Pexels

Seppur la notizia del drastico calo della produzione di vino non può far gioire, non “tutto il male vien per nuocere”: considerando infatti la produzione nazionale di vino, si riscontra un aumento della qualità delle uve raccolte e, di conseguenza, della produzione di vini di eccellenza, in un Paese in cui tale prodotto è parte integrante della cultura e rinomato nel mondo intero.

Sempre attenendosi ai dati del Ministero dell’Agricoltura, i vini cosiddetti DOP (Denominazione di Origine Protetta) rappresentano più del 50 % della produzione totale e i vini IGP (Indicazione Geografica Protetta) sono invece al 25 % della produzione totale di vino dello scorso anno.

Non solo, ma come ha sottolineato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, i numeri non brillanti dello scorso anno sono sì, preoccupanti, ma non per forza completamente negativi, anche a livello di mercato:

È negativo perché, quando c’è un calo di produzione, non si può parlare di grande annata. Tuttavia, conoscendo l’abbondanza di giacenze di vino nelle cantine, aver raccolto meno è stata una mano santa perché ha dato respiro al mercato che risultava fortemente penalizzando dalla quantità elevata di vino in giacenza, non venduto. Se i produttori avessero prodotto di più e il vino fosse rimasto in cantina, forse per le aziende la spesa sarebbe stata superiore al danno legato alla scarsità della vendemmia. Non dimentichiamo che l’80 % delle cantine vive su domanda e offerta. Il 2023 è stato un anno eccezionale, e non credo (e spero) che il proliferare della malattia che ha colpito le viti si possa ripresentare con tale intensità.

Vendemmia 2023: un calo preoccupante, i dati: foto e immagini