Tuvalu: lo Stato a rischio di essere inghiottito dalle acque
Il piccolo Stato insulare nell’Oceano Pacifico è minacciato dal continuo avanzamento delle acque causato dal cambiamento climatico.

Nell’Oceano Pacifico, c’è un piccolo Stato insulare polinesiano, Tuvalu, con meno di 12.00 abitanti. A metà strada tra le Hawaii e l’Australia, Tuvalu ha un’altitudine minore di tre metri sul livello del mare. Questo rende l’arcipelago particolarmente esposto alle conseguenze del cambiamento climatico. Infatti, gli esperti ritengono che circa la metà di Funafuti, la capitale, sarà sommersa dall’acqua entro il 2050.
Gli abitanti sono così costretti a decidere se restare o abbandonare la propria patria. Tuttavia, la maggior parte della popolazione è decisa a restare. Fenuatapo Mesako, un dipendente del dipartimento sanitario locale, dichiara
Il cambiamento climatico ci colpirà duramente, ma non vogliamo essere tuvaluani in un altro Paese. Vogliamo essere tuvaluani a Tuvalu.
Le conseguenze del cambiamento climatico sulle coltivazioni di Tuvalu

Il cambiamento climatico colpisce ogni aspetto delle 9 isole che compongono lo Stato, le quali coprono una superficie totale di circa 26 chilometri quadrati. La marea che si riversa una volta al mese allaga strade e case. Inoltre, l’acqua di mare si infiltra nel terreno e rende difficile la coltivazione di taro, alberi del pane e noci di cocco, ingredienti fondamentali per la dieta dei tuvaluani.
Ciò rende la situazione difficile per un Paese che non ha molto su cui basare la propria economia. Infatti, le principali fonti di reddito per Tuvalu sono due: la vendita dei diritti di pesca e il dominio di primo livello .tv, gestito dotTV, una società detenuta per il 20% dal governo di Tuvalu.
Il “falepili”, ovvero la filosofia tuvaluana del “buon vicino”

Tra i 25 Paesi con la più bassa impronta di carbonio pro capite, secondo i dati della piattaforma Climate Watch, gli abitanti di Tuvalu mantengono un atteggiamento benevolo per quanto riguarda la politica estera. Infatti, nonostante contribuisca in bassissima misura al cambiamento climatico, a differenza di molti altri Paesi, i tuvaluani non incolpano nessuno dei danni che la loro patria sta subendo. Questo atteggiamento è conforme alla filosofia locale del “falepili”, ovvero del “buon vicino“.
Proprio per questo modo di vivere della gente di Tuvalu, il governo donò quasi 200.000 euro per le operazioni di soccorso in Australia nel 2020, a seguito dei gravissimi incendi boschivi che colpirono la Nazione. Simon Kofe, l’allora ministro degli Esteri di Tuvalu, spiegò così la generosa decisione:
Le scelte che facciamo come governo devono essere coerenti con il modo in cui vogliamo vivere come comunità, altrimenti ci comportiamo come qualsiasi altro Paese, guidato solo dagli interessi nazionali.
Questo è un modo di fare esemplare e molte Nazioni dovrebbero prendere esempio da questo piccolo Paese. Purtroppo, però, l’ingordigia e il disinteresse della maggior parte del mondo verso l’ambiente mette in pericolo queste piccole, ma virtuose realtà.