Tre chilometri di ghiaccio non ci sono più: cosa sta succedendo al ghiacciaio dei Forni
Dal collasso del ghiacciaio in Nepal alla lenta agonia dei Forni: due facce della stessa crisi climatica che sta ridisegnando i paesaggi di tutto il mondo. Scopriamo cosa sta succedendo al ghiacciaio dei Forni e come si spiega il paradosso di un’estate segnata dalla siccità seguita dall’arrivo d’acqua improvviso.
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La crisi climatica colpisce ancora. Ma questa volta non a migliaia di chilometri di distanza. Ci troviamo proprio in Italia, sulle Alpi. Qui, nel cuore dell’Alta Valtellina, il ghiacciaio dei Forni, il secondo più grande d’Italia dopo il complesso Adamello-Mandrone, si sta lentamente ritirando. A lanciare l’allarme è la Carovana dei ghiacciai di Legambiente, salita insieme agli esperti del Servizio Glaciologico Lombardo, dell’Università Statale di Milano e del Parco Nazionale dello Stelvio.
Ghiacciaio dei Forni: cosa sta succedendo

Dal 2000 ad oggi, il ghiacciaio dei Forni si è ritirato di circa 3 chilometri e, nelle giornate più calde, può arrivare a perdere fino a 10 centimetri di spessore in un solo giorno. A destare preoccupazione non è solo la perdita di ghiaccio repentina, ma anche una serie di trasformazioni che accelerano la fusione e la sua “lenta agonia”. Nello specifico, preoccupa l’annerimento della superficie del ghiaccio che non consente di riflettere la luce solare, assorbendo calore e favorendo la fusione. Anche l’aumento della copertura detritica e la disgregazione della fronte rappresentano segnali allarmanti.
Secondi i dati forniti dall’Università di Milano, dal 2014 al 2022, la fronte del ghiacciaio si è ritirata di oltre 400 metri e in alcuni punti è stata registrata una perdita di spessore di circa 70 metri. Il problema, tuttavia, non è solo il caldo record. A compromettere l’equilibrio del ghiacciaio sono le precipitazioni sempre più intense che si verificano ormai anche a quote superiori ai 3mila metri.
Secondo il presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente dell’Università Bicocca di Milano, Valter Maggi, il ritiro dei ghiacciai alpini è già oggi una realtà che le comunità di montagna vivono concretamente, nella disponibilità d’acqua, nella sicurezza del territorio e nell’economia locale. Il presidente afferma che il Ghiacciaio dei Forni, in Valfurva, nel Parco Nazionale dello Stelvio, ne è un esempio emblematico: negli ultimi decenni ha perso una parte significativa della sua massa ed estensione, un arretramento che si può osservare anno dopo anno e che rende ancora più urgente costruire resilienza, dando ai territori gli strumenti di conoscenza e monitoraggio per adattarsi. I sentieri glaciologici rispondono proprio a questa esigenza: non semplici percorsi escursionistici, ma vere infrastrutture di adattamento, capaci di trasformare la consapevolezza in capacità di risposta.
Ghiacciai in Italia a rischio

Le temperature sempre più alte stanno raggiungendo quote che un tempo erano considerate protette e secondo Flowingdata, entro il 2100 le Alpi potrebbero ridursi drasticamente. Di seguito, l’elenco dei ghiacciai presenti in Italia con maggiori criticità:
- Il Ghiacciaio della Marmolada (Trentino-Alto Adige/Veneto): è il più esteso apparato glaciale delle Dolomiti.
- Il Ghiacciaio dei Forni (Lombardia – Parco Nazionale dello Stelvio)
- Il Ghiacciaio dell’Adamello (Lombardia / Trentino): è il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane.
- I Ghiacciai del Monte Bianco (Valle d’Aosta): ghiacciaio del massiccio del Monte Bianco
- Il Ghiacciaio del Calderone (Abruzzo – Gran Sasso): l’unico ghiacciaio appenninico.
- I Ghiacciai del Rosa e del Gran Paradiso (Piemonte e Valle d’Aosta): rappresentano i principali apparati glaciali tra Piemonte e Valle d’Aosta.