Ok al phase out: la Spagna è pronta a dire addio al nucleare

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Entro il 2035 la Spagna abbandonerà definitivamente l’energia nucleare per puntare soprattutto sulle fonti rinnovabili. Il provvedimento approvato la settimana scorsa. 

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Nucleare
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Mentre nel corso della recente Cop 28 ventidue Stati hanno raggiunto un accordo per un rilancio cospicuo dell’energia nucleare entro la metà del secolo, qualche altro Paese continua a camminare in direzione ostinata e contraria rispetto all’atomo. E’ di questi giorni infatti la notizia che il governo spagnolo ha deciso di spegnere in maniera definitiva i reattori presenti sul proprio territorio per puntare esclusivamente sulle fonti di energia rinnovabili.

Anche la Spagna è pronta a dire addio al nucleare

Spagna, Bandiera
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Il Consiglio dei ministri iberico ha approvato il provvedimento lo scorso 27 dicembre. In sostanza l’addio al nucleare avverrà gradualmente, con un dead line fissata al 2035. Entro quell’anno tutti i reattori presenti sul territorio dovranno essere spenti e la rete elettrica del Paese verrà alimentata principalmente da fonti di energia rinnovabili. Allo stato attuale circa un quinto dell’elettricità necessaria ai cittadini  spagnoli viene fornita sfruttando la potenza delle cinque centrali nucleari messe in funzione nella seconda metà degli anni Ottanta.

Nel dettaglio, verranno innanzitutto disattivati  i due reattori di Almaraz, situati all’interno della comunità autonoma dell’Estremadura, nella parte sud-occidentale della nazione. Dopodiché toccherà a quelli di Cofrentes, vicino a Valencia, per poi proseguire con i reattori di Trillo (Guadalajara) e infine con le centrali di Ascó e Vandellós, entrambe vicine a Tarragona. Rispettando questa road map la Spagna uscirà definitivamente dal nucleare entro maggio del 2035.  Il processo di smantellamento fa parte del nuovo piano generale per la gestione dei residui radioattivi, che, dopo otto anni di discussioni animate e lunghi negoziati, finalmente riuscirà a essere applicato.

Individuare un sito per le scorie

Scorie, Nucleari
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La svolta decisiva è arrivata grazie alla perseveranza del premier socialista Pedro Sanchez, che è riuscito a vincere le resistenze del Partito Popolare e delle principali lobby del settore, che, al contrario, continuavano a spingere per posticipare i tempi del phase out, al fine di garantire, a loro modo di vedere, la necessaria stabilità alle forniture. Per superare l’impasse il Governo ha dovuto comunque accordare alcune concessioni agli oppositori, come, ad esempio, quella di allungare da sei a 49 mesi i termini utili per la presentazione dei progetti finalizzati alla costruzione di nuove infrastrutture per la transizione energetica.

Il piano prevede due modalità di smaltimento delle scorie nucleari: quelle meno pericolose saranno trasportate in Andalusia, all’interno di un magazzino nella provincia di Cordoba, mentre i residui più temibili verranno conservati  in sette depositi temporanei.  Cinque di questi vedranno la luce vicino alle centrali che attualmente sono ancora attive, mentre altri due saranno costruiti accanto a quelle di Santa María de Garoña (vicino a Burgos) e José Cabrera (a est di Madrid), che sono invece in fase di smantellamento.

Nei prossimi cinquant’anni dovrà essere inoltre individuato un sito in cui le scorie nucleari potranno essere conservate in maniera permanente. Tra il 2011 e il 2018, durante il mandato di Mariano Rajoy, la scelta era ricaduta su quello di Villar de Cañas, un piccolo comune nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia. Dopo alcune valutazioni il sito, però, era stato ritenuto non idoneo.

Il costo totale, tra smantellamento delle centrali e decommissioning, sarà di circa 20,2 miliardi di euro, che verranno finanziati attraverso le tasse pagate dalle società elettriche per il trattamento dei rifiuti pericolosi.

La Spagna abbandonerà il nucleare: foto e immagini