Sopravvivenza degli squali: il commercio della carne riguarda anche l’Italia

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

La sopravvivenza degli squali è sempre più a rischio a causa della pesca illegale e l’Italia è tra quei Paesi in cui la carne viene maggiormente consumata. 

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Da dominatore degli abissi a specie a rischio estinzione a causa della pesca intensiva. Il destino degli squali sembra essere segnato stando ai dati forniti da un recente studio internazionale condotto da un team di ricercatori guidato da Boris Worm della Dalhousie University e Darcy Bradley dell’Università della California.

Nel 2019 uccisi 101 milioni di squali

Squali
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Per condurre lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati su Science, i ricercatori hanno indagato sulla mortalità degli squali in 150 Paesi, concentrandosi in particolare sulla cattura collegata alla pesca nell’arco di sette anni, dal 2012 al 2019. In sostanza è stato scoperta una crescita del 5%, equivalente a 80 milioni all’anno, che riguarda la pesca mirata e le catture accidentali.

Prendendo in considerazione anche quegli esemplari che non è stato possibile identificare adeguatamente per specie, i numeri sono piuttosto rilevanti. Si stima infatti che soltanto nel 2019 siano morti 101 milioni di squali.

Uno sterminio connesso principalmente alla spietata pratica del finning, che consiste nel tagliare le pinne degli animali per poi ributtarli in acqua ormai moribondi. Ma quali sono i motivi che spingono i cacciatori a compiere un gesto tanto brutale? La risposta è di carattere economico. Le pinne degli squali sono molto ricercate dal punto di vista alimentare, soprattutto in Asia, dove una zuppa a base di questa prelibatezza può costare anche cifre esorbitanti.

Ma l’abbattimento della specie non può essere contestualizzato solo nell’ambito del finning. Il commercio della carne di squalo è ormai approdato anche in altre aree del mondo, come sottolinea Giulia Prato, Responsabile Mare del WWF Italia:

La carne di squalo viene consumata anche in Europa. Secondo lo studio, infatti, l’Italia è uno dei maggiori consumatori di carne di squalo, che spesso finisce anche nascosta nei piatti sotto falso nome.

Sopravvivenza degli squali: il commercio della carne riguarda anche l’Italia

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Uno scenario confermato anche da Leonardo Feitosa, co-autore dello studio internazionale:

Abbiamo visto diminuire la domanda di pinne di squalo e aumentare la domanda di carne di squalo, con Brasile e Italia come principali consumatori. Poiché la carne di squalo è un sostituto relativamente economico per altri tipi di pesce, etichettature scorrette portano alcuni consumatori a mangiare carne di squalo a loro insaputa.

Quasi il 70% delle giurisdizioni marittime globali ha introdotto misure normative finalizzate ad eliminare il finning degli squali e la mortalità per pesca associata. La comparsa di tali regolamenti ha avuto però un effetto contrario, causando un aumento del completo utilizzo degli animali. Tutto ciò ha creato nuove piazze di mercato per la carne di squalo e i suoi derivati.

Gli squali non vengono catturati solo per le loro pinne, la gestione della pesca deve quindi andare oltre i divieti di finning e la protezione delle singole specie. Abbiamo urgentemente bisogno di migliori controlli a mare e lungo la filiera e dobbiamo proteggere in particolare le aree importanti per gli squali come le zone di crescita e di riproduzione.

ha affermato Simone Niedermüller, esperta squali per la WWF Mediterranean Marine Initiative.

Salvaguardare questa specie è un obiettivo di primaria importanza. Gli squali svolgono infatti un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio della rete alimentare marina e contribuiscono in maniera rilevante al sequestro di CO2 negli oceani.

L’Italia e il commercio di carne di squalo: foto e immagini