Segnali positivi: i mari si stanno riprendendo
I mari stanno guarendo, anche se lentamente. L’attività di risanamento dei fondali e delle falde marine, ristabilendo flora e fauna e ricollocando l’habitat per le specie. Un intervento globale che sta funzionando per circa il 90%.

Il climatic change ha colpito duramente il pianeta Terra e continua a farlo. Speculare ritratto dei sintomi che i cambiamenti climatici stanno facendo al Mondo e a tutti i suoi abitanti è di certo la natura marina e oceanica. Fenomeni comprovanti di queste sono l’innalzamento dei livelli delle acque e delle temperature, con la comparsa di specie animali appartenenti ad ambienti differenti o addirittura esotici, fino alla scomparsa di altre incapaci di resistere e adattarsi.
Numerosi sono gli studi e rilevamenti scientifici che descrivono e dimostrano questi insoliti e nuovi comportamenti. Eppure, ad oggi appaiono piccoli e buoni segnali che lasciano presagire un futuro meno cupo e nero per la speranza e la salvaguardia di mari e oceani.
Risanamento mari, ok!
Buone notizie approdano per quanto riguarda i nostro mari, i loro fondali, flora e fauna. Un equipe di 24 biologi marini sta valutando i frutti dell’azione di risanamento attivata sui mari E i risultati sono davvero formidabili. A seguito degli innumerevoli interventi di ripristino e recupero degli ecosistemi marini, è stato possibile osservare la reazione positiva e l’ottimale funzionamento degli interventi. Un itinerario lungo, fatto di 764 interventi di recupero degli habitat marini, tra tutte le parti del globo. E gli esiti non sono tardati. Stando a quanto è stato stimato dal team di scienziati, gli interventi hanno avuto un’efficacia pari ad un tasso medio del 64%. L’ efficacia però sale maggiormente con punte % più elevate per le barriere coralline e le foreste di mangrovie.
Un successo che vede concretizzarsi ancor più proprio su base statistica. Infatti, osservando i dati gli interventi falliti sono stati in media il 9%, con punte più alte per le praterie di fanerogame marine. A queste si affiancano gli interventi inefficaci susseguiti nelle paludi salmastre e nei letti di ostriche. Infine, nei restanti casi, si è registra un dato parziale per quanto riguardo soprattutto gli abitanti. Per ora infatti si osserva come le specie marine, flora e fauna, riescono a sopravvivere ma non si riproducono.
Cosa resta da fare?
Il reportage, edito sulla rivista scientifica Nature communications ci guida nell’opera di risanamento delle aree marine, spiegando cosa è stato realizzato. In primo luogo, lo studio ci informa sulle tempistiche di recupero dei fondali, intorno a quasi 30 anni. Dal documenti, però vediamo come le soglie di recupero sono elevante fino al 74% per la barriera corallina e aree con forte profondità.
Diversamente l’azione di recupero si rivela inefficace e debole in altre zone. Altrove registriamo gli interventi a maggior rischio di fallimento, con oltre il 17% di efficacia, registrati invece per alcune piante marine, paludi salmastre e mangrovie.
Come infine, si osserva dal documento, per attuare un restauro conservativo e riproduttivo dell’ecosistema marittimo, il principale intervento deve mirare al recupero della ricchissima biodiversità. Unitamente, occorre virare su azioni difensive e di tutela dell’ecosistema marittimo a partire dal ripristino dell’habitat naturale marino.
Mari: foto e immagini