Riduzione affitto: i casi in cui si può fare richiesta
Se con l’affitto troppo salato si fa fatica ad arrivare a fine mese e a saldare tutti i conti, si può chiedere al proprietario di casa una riduzione del canone. Ecco quali sono i casi in cui questo è possibile, e la procedura da seguire per fare le cose secondo le regole.

La situazione economica attuale mette in crisi sempre più famiglie italiane, e quelle che devono pagare l’affitto sono sempre più spesso quelle che soffrono maggiormente l’inflazione e il caro vita. In particolare, il rincaro del canone è un caso che interessa chi ha un contratto 4+4 e, ogni anno, è soggetto alla rivalutazione del costo mensile.
A non riuscire a pagare l’affitto però, può essere anche chi ha perso il lavoro improvvisamente, o chi per motivi di salute non può lavorare (temporaneamente o meno). Insomma, le casistiche possono essere davvero tante, e si rischia di diventare morosi nei confronti del proprietario di casa. Per evitare questa situazione, che potrebbe condurre ad uno sfratto o ad una causa legale, si può chiedere una riduzione dell’affitto al locatore. Ecco la procedura da seguire per farlo.
Affitto troppo salato

Le normative italiane vigenti non prevedono una lista precisa ed esaustiva dei casi in cui è lecito richiedere una riduzione del canone di affitto al locatore, ma consente di farlo in presenza di motivazioni fondate. Queste, in sostanza, si valutano sul momento e fanno riferimento a situazioni comuni di vita quotidiana, che possono insorgere. Ne sono un esempio:
- la perdita del lavoro,
- la riduzione dell’orario lavorativo (e dello stipendio),
- la cassa integrazione,
- problemi di salute imprevisti,
- difficoltà economiche comprovate di varia natura.
La riduzione dell’affitto, in uno di questi casi, si può applicare a tutti i tipi di contratto, sia ordinari che con cedolare secca, sia transitori che non, sia residenziali che commerciali. Quello che serve è dimostrare la reale necessità di avere un canone più basso, in modo da poter continuare a sostenerlo, e modificare unicamente la parte economica del contratto in essere. Tutti gli altri elementi del contratto (durata, tipo di immobile, modalità di pagamento), non rappresentano un vincolo alla richiesta di riduzione.
La procedura da seguire

Premesso che il locatore non è obbligato ad accettare la richiesta, la procedura da seguire per avanzarla non passa per moduli o richieste ufficiali. Infatti, la legislatura non prevede una modulistica apposita per questo tipo di necessità. Così come non conviene fare un affitto senza contratto però, è consigliabile optare per le vie ufficiali (PEC o raccomandata). In questo modo, tutto rimane tracciabile e valido a livello legale. Allo stesso modo, se il locatore accetta la richiesta di riduzione, è sempre meglio mettere per iscritto tramite una scrittura privata ufficiale, quanto si è concordato.
La scrittura deve contenere il riferimento al contratto originale, i dati delle parti, l’importo originale e il nuovo, il periodo di applicazione della riduzione, la data dell’accordo e la firma di entrambi i soggetti. Registrando la scrittura privata, tutti sono tutelati. Se il locatore non dovesse accettare la riduzione del canone, si può decidere di rivolgersi ad un’associazione di categoria oppure di procedere per vie legali. Pagare un affitto oggi costa più di un mutuo, e la possibilità di trovarsi in difficoltà con il pagamento del canone è una realtà sempre più diffusa. Arrivare davanti a un giudice con le giuste motivazioni, quindi, può consentire non solo di ottenere la riduzione richiesta, ma anche di ricevere un risarcimento dei danni subiti a fronte del rifiuto del locatore.