Ridurre gli sprechi alimentari aiuta il clima e la salute
Non solo la produzione, ma ancor più fu lo spreco di cibo e generi alimentari pesa sulla bilancia dei cambiamenti climatici. Una risoluzione dell’emergenza e cattiva abitudine italiana porterebbe un guadagno per l’ambiente e per le nostre tasche e la nostra salute.

Il pasto caldo nasconde dietro un sistema di produzione agroalimentare devastante per la Terra. Nel 2022 molteplici enti come WWF e fondazioni nostrane come Legambiente a fare leva sugli effetti e le emissioni che l’agricoltura e la filiera alimentare scarica. Una soglia % superiore al 30% delle emissioni globali di CO2, a cui si aggiungono le pestifere conseguenze per i paesi poveri. L’aumento della fame, infatti è favorito dall’impennata della domanda, riducendo le risorse dei paesi terzi.
Un impatto che si sviluppa tra fenomeni vari. Disboscamenti del verde soprattutto, appare tra le cause congenite per lo sfruttamento intensivo dell’allevamento e dell’agricoltura. Un peso che dice la sua, lasciando un segno indelebile a cui spesso si cerca riparo. Nonostante i nuovi innesti, questo impegno necessiterà un tempo largo, secolare.
A questo si allega un altro caso direttamente collegato al sistema food e al climatic change, ovvero lo spreco alimentare. Un fenomeno questo che colpisce il nostro stivale in pieno e in maniera duplice. Se da un lato si assiste a cibo che finisce nella spazzatura a questo fa da contrasto la folla di quelli che non mette il piatto in tavola.
Spreco alimentare, la spada che taglia il Mondo

Lo spreco alimentare è un mero cancro per il Mondo. La FAO ha stimato che oltre un terzo del cibo prodotto a livello globale va perso. Un fattore che inizia, come mostra l’organizzazione sin dal principio. Un sistema di produzione viziato a partire dall’azienda produttrice e arriva fino al negozio e alla GDO, con conseguenze non solo economiche.
Una tendenza, quelle delle eccedenze che impatta fortemente sul clima e l’ambiente, apportando inquinamento atmosferico e ambientale e sottraendo risorse all’ecosistema. Al solo mercato al dettaglio, è stato osservato come siano pressappoco assenti linee per evitare queste perdite. Si valuta che la sola riduzione di questo circolo vizioso, potrebbe ridurre le emissioni CO2 del sistema agroalimentare del 10%.
Dall’altra parte, una precisa ridistribuzione di derrate e prodotti alimentari, gioverebbe largamente a quella fascia sempre più estesa di poveri tra le metropoli del pianeta. Un problema quest’ultimo che vede testimone proprio il nostro paese su tutti i fronti.
Il vizio nostrano, lo spreco alimentare
Nella lista dei paesi UE dove lo spreco alimentare è di casa, l’Italia è al vertice. Un problema diffuso e che vede gravare su ambiente e categorie sociali. Se infatti il sistema alimentare spreca e sperpera dalla fonte, nel nostro paese questo fenomeno assume carattere endemico. Innumerevoli interventi per pianificare la sostenibilità in vista del piano 2030, fino ad ora hanno dato scarsi frutti.
Per il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica scopo cardine deve essere il dimezzare dello spreco alimentare, obiettivo che porterebbe benefici sul fronte sociale ed ambientali. In tal modo verrebbe a ridursi la mole di rifiuti alimentari, insieme al dispendio di risorse e materie. La Commissione europea, nel frattempo sta lavorando ad un preciso piano di coordinazione per eliminare sprechi.
Spreco alimentare: foto e immagini