Riciclo della plastica: Ue in ritardo, ma l’Italia sorride
L’Italia è tra i Paesi europei più virtuosi per quanto riguarda il riciclo dei rifiuti di plastica. Serve comunque un cambio di passo in grado di migliorare il quadro generale.

L’Europa procede a rilento nel riciclo della plastica. E’ questo quanto emerge da un recente studio intitolato “Exploring the EU plastic value chain: a material flow analysis”, realizzato in collaborazione da alcuni ricercatori appartenenti al Joint Research Centre della Commissione europea (JRC) e al Politecnico di Milano.
Riciclo della plastica: Ue in ritardo, ma l’Italia sorride

Per portare a termine la propria indagine, pubblicata in questi giorni su Resources, Conservation and Recycling, gli studiosi hanno preso in esame il flusso di materiali riferito a tutta la catena del valore della plastica all’interno dell’Unione europea nel corso del 2019.
In particolare sono stati analizzati 10 polimeri e 9 settori, tra cui imballaggio, edilizia, trasporti, agricoltura ed elettronica. In più la ricerca ha fornito anche informazioni dettagliate su quei settori solitamente meno esplorati, come la pesca e la sanità.
E’ emerso che durante il 2019 sono state utilizzate dall’industria manifatturiera europea circa 4,5 megatonnellate di plastica riciclata, con un tasso medio di riciclo dei rifiuti equivalente a circa il 17%. Per quanto riguarda la plastica non gestita correttamente il primato spetta al settore dei trasporti e dell’elettronica. Durante la fase di utilizzo si è registrata la maggior parte di perdite totali di micro e macroplastica, con una percentuale pari al 39%. I risultati pongono inoltre in risalto ruolo di prim’ordine degli imballaggi, che rappresentano circa il 40% della plastica prodotta nell’Ue.
In quadro generale piuttosto desolante va sottolineato il fatto che l’Italia riesca a distinguersi in maniera positiva. Prendendo infatti in considerazione i dati Corepla, si scopre che nel Belpaese, durante il 2022, circa 1,05 milioni di tonnellate di plastica, pari al 56,15%, sono state avviate a riciclo dopo la raccolta differenziata.
Necessari ulteriori sforzi

Questa strategia virtuosa si è tramutata in un un risparmio energetico equivalente a 10.946 GWh, ossia il 2,5% circa della produzione annua di energia primaria in Italia. Inoltre, sempre nel corso del 2022, 437.854 tonnellate di imballaggi plastici sono state avviati a recupero energetico, di cui 114.616 tonnellate di materiali smaltiti in discarica.
I ricercatori, basandosi sull’orientamento delle politiche dei rifiuti Ue, hanno anche elaborato alcuni scenari semplificati per la catena del valore della plastica nel 2025:
L’impatto maggiore si otterrebbe aumentando la raccolta differenziata dei rifiuti di plastica, del 30% per gli imballaggi e del 25% per quelli automobilistici, elettronici ed elettrici. Questo scenario porta a un consumo stimato di plastica riciclata pari a 6,47 megatonnellate entro il 2025, con un aumento del 45% rispetto al 2019. Quando si combinano più azioni (come la riduzione dell’esportazione di rifiuti e l’aumento della raccolta differenziata, presupponendo che tra il 69 e il 93% dei rifiuti raccolti separatamente venga differenziato per il riciclaggio e tra il 60 e l’85% dei rifiuti differenziati venga riciclato), il consumo di plastica riciclata potrebbe raggiungere l’obiettivo approvato dalla Circular Plastic Alliance (CPA).
Riassumendo, con maggiore determinazione e impegno si possono raggiungere obiettivi green e aumentare la circolarità della plastica.
Per soddisfare le ambizioni dell’Ue e gli obiettivi di azione del settore come l’obiettivo Ue/CPA, sono necessari sforzi significativi per migliorare la granularità dei dati per una panoramica completa dei flussi di plastica nell’Ue. Tali miglioramenti potrebbero includere dati migliori specifici per settore e per polimeri per settori meno esplorati (come tessile e abbigliamento, pesca o assistenza sanitaria) insieme a una conoscenza approfondita della plastica riciclata e del suo destino, nonché delle perdite e dei flussi e la cattiva gestione di rifiuti. Considerando questi impegni chiave per azioni a livello Ue, un miglioramento e un ripensamento della catena del valore della plastica è obbligatorio e dovrebbe essere guidato da una conoscenza aggiornata di tutti i suoi numerosi hotspot
suggerisce in conclusione lo studio.