Plastica ecologica: finalmente adesso si autodistrugge
Parlare di plastica ecologica sembra un ossimoro, eppure potrebbe essere la soluzione a uno dei problemi più importanti per il pianeta. Un gruppo di ricercatori ha infatti individuato un metodo di realizzazione attraverso spore batteriche che renderebbe questo materiale davvero biodegradabile.

Da anni uno dei problemi più dibattuti in tema di sostenibilità è quello che riguarda l’utilizzo della plastica. Sebbene si tratti di un materiale molto resistente, è anche tra i principali inquinanti, proprio a causa della sua lunga fase di degradazione.
Sempre più spesso si cerca di adottare soluzioni alternative puntando in molti casi su materiali diversi e più sani per il pianeta. Eppure sembra che il consumo di plastica, quindi anche la produzione con conseguenti rifiuti, più che diminuire stia aumentando. La plastica è privilegiata tra i materiali per la realizzazione di arredi, di contenitori per il cibo e gli oggetti e non solo, diventando una costante in qualsiasi aspetto della nostra vita.
Per rendere questo materiale meno dannoso, ma ugualmente indistruttibile a livello pratico, un gruppo di ricercatori ha individuato la produzione attraverso l’utilizzo di una scoria batterica non dannosa per l’uomo. La ricerca ha portato alla pubblicazione della scoperta su Nature Communications, definendo il sistema come la svolta per rendere la plastica biodegradabile.
Plastica ecologica: adesso è possibile renderla biodegradabile

Sebbene la plastica sia uno dei materiali più utili nella vita di tutti i giorni, la sua resistenza comporta numerosi danni per l’ambiente. Per essere completamente smaltita occorrono infatti più di 100 anni, periodo durante il quale si presentano anche numerosi problemi causati dalle microplastiche.
Alla ricerca di soluzioni alternative, un gruppo di ricercatori ha individuato una proposta che coinvolge l’inserimento di spore batteriche all’interno della plastica, che si attivano solo in determinate condizioni. La difficoltà più rilevante è stata quella di individuare spore batteriche che potessero sopravvivere alle alte temperature a cui sono sottoposti i materiali plastici durante la produzione. Al tempo stesso si doveva trattare di qualcosa che potesse essere davvero innocuo per l’uomo, considerando l’utilizzo che spesso si fa del materiale.
Si è quindi arrivati a un ceppo di batteri che sono stati in seguito geneticamente modificati per rispondere davvero a tutte le esigenze. Il risultato è stato lo sviluppo di un poliuretano termoplastico biocomposito, riducibile come TPU. Il nuovo materiale si comporta come una plastica comune durante il suo utilizzo, replicando quindi durabilità e resistenza, ma diventa biodegradabile una volta gettato in discarica.
Non occorre separarlo, poiché può essere gettato nell’umido dove si decomporrà organicamente fino al 90% nell’arco di appena 5 mesi. Proprio questo processo di biodegradazione andrebbe a sostituire quello più pericoloso e impattante per l’ambiente, che comporta anche la frammentazione del materiale in microplastiche che vengono poi assorbite dal terreno introducendosi in tutto il sistema.
Il TPU, invece, si integra completamente nel ciclo organico, diventando una parte inoffensiva dell’ambiente e, di conseguenza, della salute umana.
Un passo fondamentale nella lotta contro l’inquinamento

Considerati i danni fino a questo momento provocati dalla plastica, l’utilizzo del TPU rappresenta un passo avanti significativo per il pianeta. La sua adozione su larga scala potrebbe infatti contribuire alla riduzione del materiale negli ambienti e negli oceani, preservando al tempo stesso le sue qualità.
Si tratta però solo di una delle soluzioni possibili, poiché la stessa ricerca migliora costantemente e consente di trovare tecnologie di biodegradazione che rendono più sostenibile la plastica, anche in previsione della richiesta di diminuzione della sua produzione da parte del G7.
Plastica ecologica: immagini e foto
Grazie all’introduzione di spore batteriche nella produzione di plastica è possibile rendere questo materiale quasi completamente biodegradabile, eliminando in questo modo il problema del suo inquinamento.