Pesce Scorpione: un nuovo arrivo nel Mar Mediterraneo
Originario dell’Oceano Indiano, il pesce scorpione approda nel Mar Mediterraneo per via del riscaldamento globale. Ma niente paura: è commestibile.

Il Mar Mediterraneo accoglie una nuova specie ittica proveniente dall’Oceano Indiano: si tratta del pesce scorpione che, a causa del riscaldamento globale, si sta spostando dalle acque di origine alla ricerca di temperature più fresche. Si tratta di un esemplare molto temuto per via della sua voracità predatoria e soprattutto per il potentissimo veleno contenuto nelle ghiandole che ha sul dorso. Ma, come spesso accade, l’apparenza inganna.
Situazione sotto controllo
Le osservazioni compiute negli ultimi mesi lungo le coste di Calabria, Puglia e Sicilia hanno rilevato una consistente presenza di lionfish che, indubbiamente, ha sollevato non pochi timori. A tranquillizzare la popolazione in allerta, però, è Fabio Crocetta, che con la Stazione Zoologica Anton Dohrn controlla proprio le specie aliene presenti nei mari italiani:
Nessuna psicosi, tanto meno in piena estate, perché per ora si tratta di osservazioni di singoli esemplari e non di gruppi di decine di pesci scorpioni in branco, come pure accade nell’area orientale del Mediterraneo, dove viene osservato con densità rilevanti. Un incontro con la specie nei mari italiani è estremamente improbabile, con buona pace dei vacanzieri che quindi possono godersi il mare in assoluta tranquillità.
Nessun pericolo, dunque, per i bagnanti; tuttavia, come lo stesso Crocetta ammette, un aumento della densità o dell’espansione del pesce scorpione a nord è del tutto probabile nel prossimo futuro, soprattutto a causa dell’innalzamento delle temperature. Questo sì che potrebbe diventare pericoloso, sia per le specie marine autoctone, sia per l’uomo per via delle spine velenifere presenti sul dorso dell’esemplare.
Un fenomeno già noto sulle coste italiane
Le principali specie di pesce scorpione rilevate, cioè Pterois miles e Pterois volitans, sono considerate invasive e dalla capacità di diffusione progressiva. Negli ultimi 40 anni hanno abitato prevalentemente nell’Oceano Atlantico occidentale tropicale provocando non pochi danni alle comunità ittiche locali e, da circa 10 anni, si sono spostate nel Mar Mediterraneo dove, per fortuna, il loro impatto sulla biodiversità è ancora agli inizi.
La prima segnalazione di pesce scorpione risale al 2016, lungo le coste della Sicilia sudorientale; dopodiché sembrava essere scomparso dalle acque italiane, fino a quando non è ricomparso la scorsa estate anche in Puglia e Calabria. La sua presenza sta, quindi, diventando più stabile, soprattutto in alcune aree costiere di Cipro e della Grecia dove sta causando problemi economici ed ecologici.
Come arginare il problema
Esattamente come accaduto per il granchio blu, anche per il pesce scorpione vale la cattura tramite la pesca come soluzione primaria alla sua diffusione. Si tratta di una specie lenta, che vive prevalentemente a basse profondità e, in alcuni ristoranti greci, turchi e ciprioti, è addirittura entrata a far parte dei menù.

In ogni caso, dato che la prevenzione si rivela sempre l’arma migliore per limitare danni e conseguenze, sarebbe opportuno che fin da adesso le autorità locali, con il supporto della comunità scientifica, non perdano d’occhio la situazione e pensino a valide strategie di intervento che possano mitigare l’impatto del pesce scorpione nei nostri mari, già ampiamente inquinati e pertanto poveri di pesci.