Pericolo per il plancton: gli oceani in crisi

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Gli effetti del riscaldamento globale, ormai in atto da diverso tempo, sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. E adesso coinvolge anche il plancton, a serio rischio.

Oceano
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Tra le numerose vittime del riscaldamento globale c’è anche il plancton che, secondo recenti studi, non è in grado di adattarsi abbastanza rapidamente al riscaldamento globale in atto. E dato che il trend è destinato a crescere, c’è il serio rischio che il plancton sparisca del tutto.

Lo studio britannico

Un recente studio guidato da Rui Ying dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, e pubblicato sulla rivista Nature, analizza le condizioni e i rischi del plancton. Queste le parole dello stesso Ying:

I risultati sono allarmanti perché anche con le proiezioni climatiche più prudenti di un aumento di 2 °C, è evidente come il plancton non potrà adattarsi abbastanza rapidamente al tasso di riscaldamento che stiamo sperimentando ora e che sembra destinato a continuare.

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno iniziato con l’analisi del comportamento del plancton durante l’ultima era glaciale, quindi circa 21mila anni fa. In quel periodo, la maggior parte del plancton si trovava nelle acque più fredde e, proiettando queste dinamiche in presunti scenari futuri, è evidente che non sarà assolutamente in grado di sopravvivere.

Sempre secondo i ricercatori, l’eventuale scomparsa del plancton avrebbe conseguenze devastanti e senza precedenti, perché andrebbe a sconvolgere l’intero ecosistema marino con punti di non ritorno.

Il ruolo del plancton

Il plancton, che comprende zooplancton e fitoplancton, svolge un compito fondamentale nella regolazione del clima e nei movimenti ecologici degli oceani. Peccato, però, che il riscaldamento globale interferisca sia sulla crescita, sia sulla distribuzione del plancton, al punto che alcune specie che prediligono acque più fredde potrebbero diminuire, se non scomparire.

Gli oceani, infatti, assorbono CO2 dall’atmosfera e aumentano la loro acidificazione; quest’ultima può seriamente compromettere la capacità di alcuni tipi di plancton, come coralli e molluschi, di formare i loro esoscheletri. Non solo, perché le variazioni climatiche e le alterazioni nei modelli di circolazione oceanica possono incidere sulla disponibilità di nutrimenti essenziali per la crescita del plancton, andando ad alterare le catene alimentari marine.

Quali conseguenze per l’uomo?

I primi a subire le conseguenze di quanto sta accadendo e potrebbe accadere al plancton sono, ovviamente, gli abitanti marini come pesci e mammiferi. Il plancton, infatti, sa alla base della loro catena alimentare e se dovesse scomparire influirebbe notevolmente sulla sopravvivenza di numerosi habitat marini.

Barriera, Corallina
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Inutile sottolineare che anche l’uomo subirebbe conseguenze gravi, considerando che la pesca è tra le attività di sussistenza di qualsiasi comunità. Se, poi, si aggiunge anche il problema dell’inquinamento massiccio di mari e oceani, tra plastica e metalli pesanti, il rischio di dover dire addio non solo al plancton ma ad altri esseri viventi marini è sempre più alto.

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