Pellet: scaffali vuoti e prezzi raddoppiati cosa sta succedendo in Sardegna
La Sardegna è la regione d’Italia dove si consuma più pellet, ma è sempre più difficile da reperire e il suo prezzo è quasi sempre alle stelle. Tra rincari record, scaffali vuoti e una produzione locale che non può decollare, vediamo nel dettaglio qual è la situazione sull’isola.
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In Sardegna si consuma più pellet che in qualsiasi altra regione italiana, ma nonostante questo risulta praticamente impossibile avviare una vera produzione locale che consenta alle famiglie sarde di riscaldarsi con questo combustibile spendendo meno di quanto spendano attualmente. Davanti ad una domanda così elevata che viene soddisfatta quasi totalmente dalle importazioni, i prezzi salgono alle stelle tanto da toccare i 13 € al sacco a febbraio 2026.
Prezzi alle stelle

La crisi del pellet in Sardegna appare chiara già semplicemente entrando nei negozi perché qui è impossibile restare indifferenti davanti a scaffali vuoti e aumenti di prezzo fino al 40-70% rispetto al 2025. Se nel resto dell’Italia il prezzo medio di un sacco da 15 kg si aggira intorno ai 6 €, nell’isola lo stesso sacco arriva a costare stabilmente sui 9 € con punte che arrivano fino ai 13 € nelle zone più isolate della regione.
Questi prezzi sono determinati da una grande riduzione delle scorte legata alla dipendenza della Sardegna verso le forniture via nave e via traghetto. Nonostante questo spieghi perché il pellet qui costa così tanto, il tema ha attirato l’attenzione della magistratura grazie ad associazioni di consumatori che hanno annunciato azioni legali con l’intento di verificare eventuali rincari ingiustificati.
Si consuma molto, ma non si produce

Il grande problema della Sardegna è che nonostante circa il 32% delle famiglie utilizzi pellet per riscaldarsi (contro una media italiana intorno al 17%), sull’isola non ci sono impianti industriali in grado di coprire il fabbisogno interno.
In Italia nel 2024 si contavano 56 stabilimenti con certificazione ENPlus per una produzione di 13,3 milioni di tonnellate, arrivati poi a 14 milioni l’anno successivo. In Sardegna però le cose stanno molto diversamente perché la regione presenta solo poche realtà locali di piccole dimensioni che non riescono a produrre abbastanza pellet per soddisfare le necessità degli isolani.
Perché non si produce pellet?

A questo punto sorge spontaneo domandarsi come mai in Sardegna non si produca pellet visto che la materia prima non manca. Sull’isola ci sono circa 1,3 milioni di ettari di superficie forestale, 600.000 ettari dei quali risultano foreste ad alto fusto perfette per la produzione di questo biocombustibile.
Nonostante il grande potenziale che consentirebbe in teoria di produrre fino a 1,6 milioni di tonnellate di pellet, risulta impossibile farlo davvero perché ci sono numerosi vincoli ambientali da rispettare a cui si aggiungono gli incendi che ogni estate devastano il verde sull’isola.
A tutto questo si aggiunge anche un’ultima grande problematica, ovvero il costo economico elevato. Produrre pellet in questa regione infatti costa fino a 280 € a tonnellata, contro i massimo 200 € necessari nel resto dell’Italia e questo rende la produzione molto meno conveniente. A far lievitare i costi è in particolare l’energia elettrica, il trasporto della biomassa e la logistica marittima che porta ad un aumento immediato di 20-50 € a tonnellata.
Alla luce di quanto detto, il margine netto che si otterrebbe è tra il 4% e l’8%, una percentuale troppo bassa per invogliare attualmente ad investire in questo campo.
Pellet scaffali vuoti e prezzi raddoppiati cosa sta succedendo in Sardegna: foto e immagini
Ora che abbiamo visto come mai i prezzi del pellet sono così alti in Sardegna, possiamo prenderci qualche altro istante per scorrere la seguente galleria immagini.