Patagonia in fiamme: una foresta millenaria sta scomparendo
Gli incendi in Patagonia stanno ridefinendo la geografia forestale del Paese, distruggendo una foresta millenaria. La situazione è gravissima, e panorami mozzafiato si stanno trasformando in cartoline spettrali e sinistre. Ecco quanto si sta perdendo in termini di biodiversità, verde e patrimonio.
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In questi giorni la Patagonia sta bruciando, e una vasta area del Parco Nazionale Los Alerces (sito Patrimonio mondiale dell’UNESCO), con i suoi alberi ultra millenari è in preda alle fiamme, alle colonne di fumo e alle lingue di fuoco che squarciano il cielo notturno. La devastazione è spaventosa, e quelli che fino a pochi giorni fa erano tra i panorami più belli del Pianeta, stanno scomparendo per sempre, lasciando posto solo a cenere e detriti.
Questi sono tra i peggiori roghi che la Patagonia abbia mai vissuto, e stanno abbattendo più di 4.500 ettari di foreste. Nell’ultimo mese e mezzo hanno costretto all’evacuazione migliaia di residenti e turisti, continuando ad avanzare e ad arrecare danni ingenti sia a livello economico che ambientale. Il Paese, in stato di siccità da decenni, sembra non voler smettere di bruciare.
Incendi in Patagonia

La stagione degli incendi in Argentina spaventa da sempre la Patagonia, che soffre di siccità da decenni interi, ma il fuoco che sta divorando il Paese si trova appena all’inizio del periodo critico. Il Parco Nazionale Los Alerces sta bruciando, e in un mese e mezzo sia residenti che turisti sono stati costretti ad evacuare, mentre aumenta di minuto in minuto il calcolo del danno in termini ambientali e di biodiversità. Per molti, le cause degli incendi sono di diversa natura:
- il cambiamento climatico,
- la siccità,
- il taglio alla spesa per i programmi antincendio,
- la mancanza di fondi per le agenzie di tutela ambientale.
Negli ultimi due anni, infatti, il governo ha deciso di tagliare l’80% dei fondi destinati al Servizio nazionale di gestione degli incendi. Questo ha portato ad una scarsità di risorse tale da provocare una diminuzione della manutenzione dei velivoli antincendio, un arresto dell’acquisto delle attrezzature di soccorso e un calo drastico nel monitoraggio dei rischi, ma il peggio non è ancora arrivato. Secondo la Fondazione Ambiente e Risorse Naturali (FARN), organizzazione argentina di ricerca e advocacy ambientale, quest’anno si assisterà ad un’ulteriore diminuzione dei fondi, pari al 71% rispetto al 2025.
Cambiamento climatico e azione umana

L’azione umana, quindi, si aggiunge agli effetti nefasti del cambiamento climatico, che sta rendendo gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti ed intensi, il che influisce direttamente sull’aumento del rischio di incendi boschivi. Oltre al danno diretto degli incendi, da calcolare in termini di area boschiva persa, biodiversità danneggiata e suolo consumato, si deve tener conto anche degli effetti indiretti, come ad esempio il rilascio di gas serra nell’atmosfera, che provoca un aggravamento delle condizioni di caldo e siccità, e la perdita di verde per abbassare la temperatura e catturare carbonio. Questa situazione non riguarda solo la Patagonia, ma molte altre aree, Europa inclusa.
Si tratta di un effetto a catena che innesca un circolo vizioso negativo dagli effetti tremendi sull’ecosistema argentino poiché caldo e siccità, sintomi del riscaldamento globale, alimentano gli incendi, i quali bruciano alberi che potrebbero limitare l’impatto del cambiamento climatico. Ancora una volta, l’azione dell’uomo ricade sulla natura, e non tarderanno ad arrivare anche le conseguenze negative in termini economici, date dal calo fisiologico del turismo che, con la perdita dei panorami, va incontro ad una riduzione delle entrate.