Oltre 200 animali “alieni” invadono e minacciano il Veneto

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Il Veneto pullula di animali “alieni”, così definiti perché non originari del territorio e, in alcuni casi, potenzialmente pericolosi. Quali sono e perché stare attenti.

Fattori climatici e malattie delle zanzare
Photo by WikiImages – Pixabay

In Veneto si combatte via terra e via mare contro gli animali “alieni”, mettendo in campo risorse, impegno e tanti soldi. Se prima si parlava di granchio blu, che ha richiesto ben 2,9 milioni di euro per essere arginato, e di nutrie, adesso la cerchia di specie aliene si è notevolmente allargata.

Da dove arrivano gli animali “alieni”?

Dallo studio “Fauna aliena e invasiva in Veneto” emerge che, al momento, nella Regione ci siano almeno 200 specie provenienti da altri Paesi del mondo. Si spazia dalla cimice asiatica al visone americano, dalla zanzara tigre alla rana torno, per arrivare allo scoiattolo grigio nordamericano.

Ma come fanno questi animali ad arrivare in Veneto? Lo spiega Mauro Bon, scienziato e ricercatori al Museo di storia naturale:

Molti di questi animali provengono dalle Americhe e dalle regioni asiatiche, ma anche dai Paesi dell’Est. Il Veneto, con i suoi importanti snodi commerciali internazionali, è una delle principali vie d’approdo delle specie aliene in Europa. Nella nostra regione si possono individuare due hotspot di presenza di animali non autoctoni: il lago di Garda, dove sono note circa 50 specie aliene, molte delle quali liberate per favorire la pesca sportiva; e la laguna di Venezia, dove si sono diffusi molluschi, crostacei e altri animali acquatici che oramai, in alcuni ecosistemi, sovrastano per presenze quelli autoctoni”.

Conseguenze per ambiente e salute

La prima conseguenza della presenza di questi animali “alieni” ricade indubbiamente sulla fauna locale, dato che il 54% delle estinzioni dipende proprio dall’invasione straniera. Ma il problema non si ferma qui, perché abbraccia anche l’economia e la salute.

Secondo uno studio di Ispra, per esempio, gli animali “alieni” sono responsabili della perdita di circa il 5% del Pil mondiale e in Europa richiedono costi socio-economici che superano i 12 miliardi di euro all’anno. Basti pensare ai danni provocati alle coltivazioni dalle cimici asiatiche o agli argini dalle nutrie.

Inoltre, molti di questi esemplari si rivelano portatori di oltre 100 agenti patogeni, il che riguarda anche la salute e la sicurezza pubblica. Ad esempio, la zanzara tigre è vettore di febbre dengue, chikungunya e virus zika, tutte patologie potenzialmente pericolose per la popolazione.

Come intervenire

La lotta agli animali “alieni” è al culmine in Europa, nonostante in passato la battaglia sia stata persa più volte. Le istituzioni stanno investendo molto sulla prevenzione, cercando di impedire che queste specie arrivino nei Paesi europei addestrando, per esempio, cani a rilevare la presenza di insetti nel legno.

Cimici
Photo by Brett_Hondow – Pixabay

Purtroppo, però, molte specie sono ormai radicate in alcuni territori e l’unica strada percorribile è quella dell’eliminazione, come nel caso del granchio blu, per il quale si è arrivati troppo tardi.

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