Oli esausti, la svolta nei porti italiani: la nuova campagna sostenibile

Autore:
Erika Fameli
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Tempo di lettura: 5 minuti

Gli oli alimentari esausti nei porti italiani, prodotti a bordo delle imbarcazioni non sono più uno scarto, ma diventano una risorsa: parte una nuova campagna di raccolta che ha come obiettivo quello di trasformare gli oli di scarto in un alleato dell’ambiente, ecco come.

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Olio, Esausto
Photo by everweedcbd – Pixabay

Spesso si fa l’errore di vedere l’inquinamento marino come il risultato solamente di grandi emergenze:

  • sversamenti industriali,
  • plastiche galleggianti,
  • reti fantasma,
  • carburanti,
  • microplastiche, ecc.

In realtà, in mare finiscono anche gli oli alimentari esausti prodotti nella vita quotidiana a bordo delle imbarcazioni da diporto, in quanto i porti turistici sono piccoli ecosistemi abitati, in cui si producono rifiuti anche di questo tipo. Il problema principale non sta tanto nella produzione del rifiuto, quanto nella sua difficoltà di smaltimento e raccolta. Grazie ad un accordo firmato tra il CONOE (Consorzio Nazionale di Raccolta e Trattamento degli Oli e dei Grassi Vegetali ed Animali Esausti) e ASSONAT-Confcommercio (Associazione Nazionale Approdi e Porti Turistici), nasce un programma di raccolta che crea un’infrastruttura di prevenzione e trasforma gli oli esausti in risorsa.

Oli alimentari esausti nei porti

Olio, Scarto
Photo by A_Different_Perspective – Pixabay

L’accordo tra CONOE e ASSONAT-Confcommercio nasce con l’idea di rendere possibile il conferimento diretto dell’olio usato nei luoghi in cui viene prodotto, evitando in questo modo che finisca in acqua o negli scarichi. Nel concreto, quindi, l’accordo prevede punti di raccolta, strumenti come taniche e imbuti per facilitare il conferimento, materiale informativo sia per gli operatori che per gli utenti e un monitoraggio periodico del funzionamento della filiera. Si tratta di un accordo di altissimo valore ambientale, che si inserisce in una campagna più ampia del CONOE che si rivolge ai diportisti chiamata Stop Food Oils & Fats in the Sea.

La campagna, in particolare, vuole focalizzarsi sull’importanza dell’azione dei singoli e sulla responsabilità dei gesti quotidiani per veicolare un messaggio importante: non si tratta di un’emergenza da affrontare con strumenti eccezionali, ma di una pratica da correggere attraverso l’educazione, l’accessibilità e l’organizzazione. La dispersione dell’olio esausto nell’ambiente rappresenta infatti una minaccia enorme per mari, laghi e sistemi fluviali, e anche piccole quantità possono provocare danni ingenti. Se un singolo gesto si moltiplica in grandi numeri, l’impatto non è più marginale, e si ripercuote pesantemente sull’ambiente e sugli habitat acquatici e la biodiversità.

Da rifiuto a risorsa

Olio, Scarico
Photo by ulleo – Pixabay

La dispersione dell’olio esausto in acqua può alterare l’equilibrio degli ecosistemi, ostacolare l’ossigenazione, compromettere la qualità delle acque e contribuire al deterioramento degli habitat marini e costieri. Inoltre, formando una pellicola sulla superficie acquatica, interferisce con dinamiche biologiche delicate che hanno a che fare con la circolazione dell’acqua e le correnti. Grazie a questo programma di prevenzione, però, l’olio da rifiuto diventa risorsa in quanto l’intercettazione preventiva evita a monte di farlo diventare una fonte di inquinamento.

Si tratta di un esempio perfetto di economia circolare, poichè toglie materiale di scarto dall’ambiente e lo reimmette in un ciclo di recupero virtuoso. Inoltre, l’iniziativa veicola anche l’idea che navigare o sostare in diporto non equivale ad usufruire di uno spazio marino e basta, ma implica anche prendersi carico degli impatti generati dalla propria attività di bordo. La sensibilizzazione, in questo senso, si unisce alla messa a disposizione per i diportisti, di oggetti di reale utilità per smaltire l’olio esausto senza arrecare danni ai porti in cui sostano, creando un sistema che non si limita a dire cosa bisognerebbe fare, ma fornisce tutte le indicazioni (sia pratiche che teoriche) e gli strumenti per farlo.

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