Oli esausti: una nuova campagna di comunicazione per un corretto smaltimento
Si chiama “Esausto ma pieno di vita!” il progetto di comunicazione ideato da Olitalia e APCI per un corretto smaltimento degli oli esausti di origine vegetale.

Gli oli esausti non smaltiti in maniera corretta rappresentano una fonte di inquinamento molto pericolosa per la salute dell’ambiente. Quando si parla di olio esausto, di solito, la nostra mente visualizza gli scarti provenienti dal settore industriale oppure gli oli scuri derivanti soprattutto dalle macchine. E’ opportuno però fare attenzione anche in cucina, dove vengono utilizzati oli di origine vegetale durante la cottura degli alimenti. Per questo motivo Olitalia e APCI (Associazione Professionale Cuochi Italiani) hanno ideato “Esausto ma pieno di vita!”, un progetto di comunicazione volto a sensibilizzare le persone sull’importanza di differenziare gli oli vegetali esausti dal resto dei rifiuti organici.
Oli esausti: una campagna di comunicazione per un corretto smaltimento

L’iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi a Torino nel corso del Simposio “Le Stelle della Ristorazione”, un evento coordinato dalla stessa APCI. Olitalia è un’azienda italiana a conduzione familiare specializzata nella produzione di oli e aceti, leader nel settore della ristorazione. Recenti indagini di mercato hanno infatti confermato che il brand Olitalia è in cima alla lista delle preferenze degli chef italiani.
L’azienda è impegnata da sempre nel campo della sostenibilità attraverso iniziative mirate a ridurre l’impatto ambientale e a promuovere una cultura di educazione e rispetto. Smaltire correttamente gli oli esausti provenienti dalla cucina fa parte a pieno titolo di questo orientamento. Flora e fauna dei terreni, falde acquifere, mari e corsi d’acqua possono essere infatti danneggiati gravemente da una cattiva gestione degli oli esausti di origine vegetale.
Oltre a pesanti ricadute dal punto di vista ambientale, liberarsi in maniera inadeguata degli oli esausti può causare anche ingenti danni in termini economici. Per esempio, se scaricato all’interno della rete fognaria, come spesso avviene in ambito domestico, l’olio esausto rovina le condutture e i depuratori, andando a incidere sui costi di gestione degli impianti e sul processo di trattamento delle acque reflue.
Biodiesel e altri prodotti grazie al riciclo

Nel 2018 il rapporto CONOE (Consorzio nazionale raccolta e trattamento oli e grassi vegetali e animali esausti) ha evidenziato che un chilo di olio vegetale esausto smaltito impropriamente è in grado di inquinare una superficie pari a 1.000m e, inoltre, che la depurazione delle acque inquinate da questo rifiuto richiede costi quantificabili in 1,10 € al kg.
Un corretto smaltimento degli oli esausti equivale quindi a benefici sia ambientali che economici. Ed è proprio in questa duplice direzione che il progetto “Esausto ma pieno di vita!” intende fornire il proprio contributo.
E’ fondamentale innanzitutto differenziare gli oli esausti dal resto dei rifiuti organici. Raccolto e trattato in maniera opportuna l’olio esausto vegetale può diventare una fonte preziosa di economia circolare. Dal riciclo degli oli esausti si può infatti ricavare biodiesel, un biocarburante rinnovabile in grado di ridurre di circa il 40% le emissioni di anidride carbonica rispetto al gasolio fossile. Inoltre, il biodiesel ottenuto dagli oli esausti, detto di seconda generazione, risulta essere quello più ecologico, in quanto, a differenza di altre tipologie, non deriva da coltivazioni ad hoc (soia, palma, cereali o colza) e quindi non entra in contrasto con l’agricoltura alimentare.
Ma un corretto smaltimento offre anche la possibilità di ricavare nuovi prodotti tra cui candele, vernici e sapone. Insomma, basta un minimo di attenzione per essere parte attiva di un procedimento utile e vantaggioso.