Oil Change International mette a nudo l’Italia: ancora lontano l’abbandono del fossile
Con il rapporto “Promise Breakers”, Oil Change International espone l’Italia, insieme a Germania, Portogallo e Stati Uniti, per la mancata pubblicazione di politiche che blocchino investimenti sul fossile.

Pubblicato già a marzo 2023, “Promise Breakers” di Oil Change International intende tirare le somme a tre anni di distanza dalla firma della Dichiarazione di Glasgow. Nel rapporto, l’organizzazione individua tre gruppi tra 16 firmatari ad alto reddito.
Otto firmatari hanno politiche in atto che fermano tutti gli investimenti sul combustibile fossile. Sono Regno Unito, Danimarca, Banca europea per gli investimenti, Francia, Finlandia, Nuova Zelanda, Svezia e Canada.
Quattro nazioni (Belgio, Svizzera, Paesi Bassi e Spagna) hanno nuove politiche che s’impegnano a ridurre il supporto al fossile. Il problema, però, è che ci sono ancora scappatoie all’interno di esse.
Infine, l’ultimo gruppo di nazioni (Germania, Italia, Portogallo e Stati Uniti) non hanno ancora fatto nulla per adeguarsi alla Dichiarazione di Glasgow.
La Dichiarazione di Glasgow: cosa sancisce?

197 Paesi hanno firmato il Glasgow Climate Pact il 13 novembre 2021 alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021. Scopo di questo accordo era quello di far fronte ai cambiamenti climatici. A tale scopo, i punti principale erano la riduzione delle emissioni nel 2022, la limitazione dell’uso del carbone e un impegno a sostenere i paesi in via di sviluppo.
Gli impegni presi dai firmatari, quindi, riguardano l’uso di fonti rinnovabili e l’inversione della tendenza alla deforestazione. Ma non solo.
Infatti, 24 governi e un gruppo di case automobilistiche hanno promesso di fare in modo che, entro il 2040, tutte le vendite di nuove auto e furgoni siano a emissioni zero. Purtroppo, però, le nazioni con la maggiore produzione di automobili (Stati Uniti, Germania, Cina, Giappone e Corea del Sud) hanno deciso di non impegnarsi su questo fronte.
Fare a meno del fossile è possibile e necessario

Come dovremmo già sapere, l’utilizzo di carbone e altre fonti non rinnovabili è una grande minaccia per la Terra ed è la principale causa del cambiamento climatico. Per questo motivo, siamo in dovere di agire in modo tale da sovvertire questo andamento. Specialmente con gli ultimi stravolgimenti del clima, la decarbonizzazione dovrebbe essere una delle principali preoccupazioni delle nazioni e dei propri governi.
In particolare, per tentare di velocizzare la transizione ecologica in Italia, è nato il Ministero della Transizione Ecologica, attualmente noto come Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Inoltre, il Consiglio dei Ministri ha istituito il Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CITE) allo scopo di uniformare lo sviluppo verde in tutta Italia.
Ma, come abbiamo visto in precedenza, tutto ciò non è abbastanza. C’è bisogno di un impegno più concreto e di politiche che consentano la decarbonizzazione del nostro Paese.
È possibile riscontrare la mancanza di un reale sforzo già a partire dalla lentezza con cui si diffonde il rinnovabile in Italia. Cavilli burocratici e mancanza di stabilità per gli investimenti nel settore sono minuzie risolvibili se solo ci si premurasse di interessarsi veramente al problema.