No alla plastica monouso: il nuovo sondaggio WWF
I danni della plastica monouso non sono un mistero e molti cittadini la pensano allo stesso modo: serve, quanto prima, un divieto.
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L’inquinamento causato dalle plastiche è dannoso su più livelli e ormai da tempo se ne conoscono le conseguenze ambientali.
Seppur passi avanti siano stati intrapresi, la plastica continua a essere troppo presente, quando esistono degni sostituti ben meno inquinanti.
Ogni anno nel mondo vengono prodotti più di 430 milioni di tonnellate di plastica vergine; delle quasi 500 milioni di tonnellate prodotte all’anno, circa il 60% è rappresentato dalla produzione della plastica monouso che dunque viene utilizzata per poi essere gettata, senza che il riciclaggio ne sia assicurato (i tassi di riciclo globali non superano il 9%).
L’opinione pubblica reputa dunque essenziale limare fino a eliminare l’uso della plastica monouso: tale la realtà che emerge da un recente sondaggio effettuato dall’Ipsos e commissionato da WWF in accordo con la Plastic Free Foundation.
I risultati dell’ultimo sondaggio Ipsos: no alla plastica

Il leader mondiale nelle ricerche di mercato (Ipsos) ha appena condiviso il sondaggio commissionatogli da WWF e dalla Plastic Free Foundation in cui emerge cosa la maggior parte delle persone pensi a proposito dell’uso della plastica.
Nello specifico, l’indagine condotta su oltre 24.000 persone in 32 Paesi (tra i quali l’Italia) mette in evidenza come le persone vogliano che i governi approvino divieti contro la plastica monouso.
In media, l’85% delle persone che ha partecipato al sondaggio a livello mondiale pensa che:
Un Trattato globale sull’inquinamento da plastica, una volta approvato, dovrebbe vietare la plastica monouso, che oggi è responsabile di oltre il 70% dell’inquinamento da plastica negli oceani.
È stato specificato dal WWF.
Il sondaggio in questione è il terzo ciclo di indagini dell’Ipsos sul tema dell’inquinamento da plastica e non fa altro che confermare e ribadire i sondaggi precedentemente condotti: i cittadini di tutto il mondo vogliono combattere contro l’inquinamento da plastica e chiedono ai governi azioni concrete.
Una realtà quasi unanime che precede di poco il penultimo negoziato sul Trattato sull’inquinamento da plastica (INC4) che si terrà dal 23 al 29 aprile 2024 a Ottawa:
Sono pochi i cittadini ad avere la possibilità di partecipare in prima persona ai negoziati per un Trattato globale sull’inquinamento da plastica, nonostante vivano questa crisi in maniera diretta. Tuttavia, l’indagine mostra che i cittadini hanno un elevato livello di consapevolezza su cosa sia necessario fare per porre fine all’inquinamento da plastica ed è importante quindi che i loro rappresentanti facciano di tutto affinché le loro preoccupazioni e le loro aspettative non vengano disattese. Siamo a un bivio. I prossimi negoziati di Ottawa determineranno se potremo avere o meno un Trattato forte e vincolante entro la fine del 2024. Sappiamo da esperienze pregresse che solo regole chiare e obblighi globali vincolanti lungo tutta la catena del valore della plastica potranno fermare l’inquinamento. Non ci possiamo accontentare e la richiesta a livello globale è chiara, ora tocca ai nostri leader trasformare queste richieste in azioni.
Ha detto a tal proposito la Responsabile Sostenibilità del WWF Italia, Eva Alessi.
E cosa ne pensano gli italiani?

Sempre stando al sondaggio sopracitato, se la maggior parte dei cittadini al mondo vuole leggi contro l’utilizzo della plastica monouso, anche molti italiani la pensano allo stesso modo: l’87% dei cittadini italiani intervistati ha detto di volere il divieto delle sostanze chimiche nocive utilizzate nella plastica e l’84% di sostenere il divieto sui prodotti in plastica che non possono essere riciclati facilmente e in sicurezza.
Non solo, ma l’83% degli italiani intervistati ha detto di sostenere misure quali l’obbligo per i produttori di investire in sistemi di riutilizzo e ricarica e il 67% ha affermato di essere favorevole ad azioni che assicurino a tutti i Paesi:
Finanziamenti, tecnologie e risorse per consentire una transizione giusta.
È dunque chiaro come gli italiani seguano lo stesso volere della popolazione mondiale: fare sì che il Trattato globale sull’inquinamento da plastica possa esistere e cambiare l’attuale tendenza nell’uso e nella produzione della plastica, dimostratosi dannoso, dispendioso e ben lontano da atteggiamenti sostenibili, invece urgenti e necessari.