Clima e inquinamento da plastica: un nuovo studio ne spiega la correlazione
Uno studio appena pubblicato pone l’attenzione su due delle principali sfide globali odierne, il cambiamento climatico e l’inquinamento da plastica, spiegandone l’interconnessione.

Lo scorso 6 marzo è stato pubblicato sulla nota rivista scientifica Nature Communications un nuovo studio cui contenuto è chiaro già dal titolo: Plastic pollution amplified by a warming climate (ovvero, l’inquinamento da plastica è amplificato da un clima che si riscalda).
Gli autori della nuova ricerca non solo spiegano la correlazione tra l’aumento delle temperature, la crescita dell’inquinamento da plastica e l’aumento della dannosità dell’ultimo ma mettono in evidenza quanto importante sia prenderne coscienza, ponendo una particolare attenzione in quanto è:
Essenziale per comprendere e affrontare questi effetti guidati dal clima e le loro conseguenze.
Le conseguenze “invisibili” del riscaldamento globale

Si è ormai consapevoli di quanto il riscaldamento globale sia in crescita e quanto questo abbia e avrà conseguenze per il Pianeta e per la vita sulla Terra. Dai livelli preindustriali, la temperatura media globale è aumentata di circa 1°C e le ripercussioni sugli ecosistemi e sulle società non sono più un mistero.
Comunque, vi sono ulteriori conseguenze negative del cambiamento climatico non prese del tutto in considerazione, quando invece sarebbe importante esplorarle a dovere col fine di reagire efficacemente.
Un esempio è appunto dato della plastica, un nemico dell’ambiente ben visibile ma anche “invisibile”: ciò che spiegano i ricercatori non è palese all’occhio umano ma ha conseguenze impossibili da ignorare; l’aumento della temperatura e dell’umidità altera infatti le caratteristiche della plastica:
Contribuendo alla produzione di rifiuti, alla generazione di microplastica e al rilascio di sostanze pericolose.
Avvisano gli autori dello studio.
Il cambiamento climatico e l’inquinamento da plastica sono pericolosamente interconnessi

Lo studio sopracitato spiega e dimostra nel dettaglio la correlazione tra l’aumento delle temperature e l’inquinamento da plastica mettendo in evidenza come le materie plastiche, in quanto materiali polimerici, siano particolarmente sensibili alle fluttuazioni di temperatura e umidità.
In un mondo sempre più caldo dunque, i polimeri subiscono un’espansione termica che ne altera le proprietà (come effetto immediato) e, a lungo andare accelera invece la perdita di proprietà a lungo termine dovuta all’invecchiamento accelerato.
Calore, luce, umidità, sostanze chimiche e stress meccanico sono i diversi fattori che causano la degradazione e l’invecchiamento dei polimeri, e viene da sé quanto la temperatura giochi un ruolo fondamentale (in termini scientifici è la legge di Arrhenius a spiegare come il tasso di degradazione aumenti esponenzialmente con l’aumento della temperatura); ecco dunque spiegato come un clima più caldo esponga i polimeri a condizioni più difficili:
Con conseguente deterioramento delle proprietà della plastica sia a breve che a lungo termine. Ciò porta a guasti più frequenti dei componenti e dei prodotti in plastica, con conseguente riduzione della durata e della durata utile. Di conseguenza, i prodotti difettosi spesso devono essere sostituiti, aumentando la produzione di rifiuti di plastica ed esacerbando il problema dell’inquinamento da plastica.
Spiegano i ricercatori; non solo, ma i rifiuti di plastica troppo degradati non possono essere smaltiti e riciclati come di consueto in quanto hanno perso le proprietà e ciò significa che aumenta significativamente:
La probabilità che tali rifiuti vengano esclusi dagli attuali sistemi di gestione dei rifiuti di plastica e finiscano sia negli ambienti terrestri che acquatici.
Ciò su cui lo studio si concentra e fa luce è dunque un’interconnessione impossibile da ignorare, se davvero si vuole limare l’inquinamento da plastiche nonché uno dei problemi fondamentali che da anni governi e cittadini cercano di risolvere, ancora con poco successo.