Negare i cambiamenti climatici: lo studio che fa chiarezza

Autore:
Francesca Naima Bartocci
  • Laurea in Lettere - Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne
Tempo di lettura: 4 minuti

Nonostante l’attuale situazione di crisi mondiale di cui si parla ogni giorno e della quale si hanno schiaccianti prove e conseguenze c’è chi nega esistano realmente i cambiamenti climatici; una nuova ricerca ha provato a spiegare perché alcuni “neghino l’evidenza”.

gas serra 2030
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Che siano state le scelte e azioni umane a portare la Terra a vivere un momento di crisi climatica senza precedenti non è una novità, eppure c’è chi nega la propria responsabilità e addirittura che esistano i cambiamenti climatici.

Stando a quanto riporta un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change, coloro che negano il contributo umano al cambiamento climatico sarebbero un numero significativo, ben più corposo di quel che ci si possa immaginare.

Sorge dunque spontaneo domandarsi perché, nonostante prove e dimostrazioni scientifiche, crescenti eventi e cambiamenti naturali che dimostrano senza lasciare dubbi l’attuale situazione climatica, una parte non indifferente di popolazione neghi o minimizzi il cambiamento climatico e la comprovata responsabilità degli esseri umani nell’attuale crisi che avvolge il Pianeta.

Negare per autoingannarsi?

Crisi, Climatica
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Lo studio sopracitato ha come obiettivo quello di spiegare perché alcuni siano tanto portati a “negare l’evidenza“. La ricerca prende innanzitutto in considerazione una delle teorie più diffuse per “giustificare” chi appare tanto restio dall’ammettere le vere cause dei cambiamenti climatici e, addirittura, che questi siano in atto.

Tale teoria parla del negazionismo climatico come autoinganno così da avere la coscienza pulita, “soffrire” di meno e scappare dalle proprie responsabilità.

Ovvero, ammettendo che non vi siano così tanti problemi climatici avvalendosi di teorie antiscientifiche ed essendo sicuri che l’uomo abbia zero responsabilità, si può “vivere in pace”.

La comunità scientifica ha definito un simile comportamento “ragionamento motivato”, in quanto tendenza che porta a vedere la realtà come conviene e non come davvero è, attraverso convinzioni infondate, dimenticando prove e fatti; il fine? Giustificare determinati comportamenti e, di base, non essere costretti a cambiare le proprie abitudini.

Una spiegazione che potrebbe avere senso e difatti una delle più utilizzate, eppure il recente studio dimostra il contrario: il negazionismo climatico non dipende in realtà da tale autoinganno, dunque non si negano i cambiamenti climatici distorcendo la realtà cosicché ci si senta meno in colpa a continuare con comportamenti dannosi per il Pianeta; e allora, da cosa deriva il negazionismo climatico?

I risultati dello studio

Pellet di plastica
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Per spiegare se il negazionismo climatico possa effettivamente essere causato dal “ragionamento motivato”, i ricercatori hanno preso in considerazione 4mila adulti statunitensi, dividendoli in due gruppi e portandoli a effettuare una specifica attività online.

Ognuno doveva scegliere come comportarsi davanti a una donazione di venti dollari, ma un gruppo aveva la possibilità di suddividerli in due parti per poi donarli ad associazioni impegnate nella lotta contro i cambiamenti climatici; l’altro gruppo invece poteva scegliere di donarla alle associazioni oppure di non donare la somma e riceverla alla fine dell’esperimento.

Coloro che avrebbero tenuto il denaro avrebbero dovuto sentire il bisogno di “giustificarsi“, idealmente negando l’esistenza dei cambiamenti climatici, se appunto la forma dell’autoinganno fosse la vera ragione alla base del negazionismo.

Sorprendentemente, i ricercatori hanno visto che chi ha scelto di riscuotere la somma e chi invece l’ha donata, non la pensa troppo differentemente sui cambiamenti climatici.

Sembrerebbe allora che il vero motivo per cui molte persone neghino i cambiamenti climatici sia parte della sfera della persona, della propria costruzione mentale, empirica.

Non rimane, allora, che ribadire l’importanza dell’informazione, della sensibilizzazione e dell’educazione, perché formare persone consapevoli e sensibili è l’unica chiave per “sentire” e rispettare gli altri e il mondo circostante, interrompendo le attuali barbarie umane.

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