Nasce in Italia la pelle vegana fatta con i fondi di caffè
La scoperta della formula per ricavare una pelle vegana dai fondi di caffè è tutta italiana, ed è in grado di introdurre sul mercato una produzione totalmente sostenibile che, oltre a limitare l’utilizzo di pelle animale nel mondo della moda, contribuisce anche al riciclo degli scarti e dei fondi di caffè.

Trovare nuovi modi di produrre oggetti di uso comune è una delle sfide principali del nostro secolo. L’obiettivo è quello di ridurre l’impatto ambientale delle produzioni industriali, e introdurre la circolarità nei sistemi produttivi. Non si tratta certo di un risultato facile da raggiungere, sia perchè richiede un alto grado di tecnologia e inventiva, sia perchè è difficile rimpiazzare la qualità a cui siamo abituati. Finalmente però, il mondo della moda può vantare un’alternativa sostenibile e totalmente green alla pelle animale: una pelle vegana ricavata dagli scarti e dai fondi di caffè.
Si tratta di un’invenzione tutta italiana, nata dal fondatore dell’azienda Biosiness, Alireza Mansouri, esperto di biotecnologie e bioeconomia. Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione sia pratica che concettuale, che presenta numerosi utilizzi. Come spiega Mansouri stesso, infatti:
Siamo convinti che sia una soluzione ideale per l’arredamento tessile e imbottiti. Si pensi ad esempio ai divani. Ovviamente in base alle formule si può usare per accessori di moda, abbigliamento e persino merchandising.
Pelle vegana dai fondi di caffè

Si chiama Biosyness la pelle vegana realizzata dalla lavorazione degli scarti e dei fondi di caffè, e si contraddistingue per la sua durevolezza e la sua sostenibilità. Ogni anno, infatti, la lavorazione del caffè produce circa 40 milioni di tonnellate di scarti a livello globale. Tra questi vi è la silverskin, una pellicola dal colore argenteo che si stacca dal chicco di caffè durante la tostatura. Si tratta di uno scarto molto abbondante, anche se rappresenta solamente l’1-2% del peso del chicco. Questo scarto viene già utilizzato per produrre pannelli isolanti, cosmetici, addensanti e compost, ma l’esperto di biotecnologie e bioeconomia Alireza Mansouri ha iniziato ad acquistarlo per creare una pelle al 100% vegana, resistente e durevole.
Tramite un processo di polverizzazione e mescolamento con granuli termoplastici di origine biologica, che non prevede l’utilizzo di solventi, plastificanti e coloranti chimici, la silverskin diventa così un tessuto perfetto per la realizzazione di arredamento tessile, accessori di moda, abbigliamento e merchandising. La storia di questa pelle vegana segue diverse fasi:
- nel 2019 Mansouri si trasferisce dall’Iran in Italia per studiare bioeconomia a Milano;
- nel 2021 Mansouri studia il caffè e i suoi scarti, facendo nascere il primo prototipo;
- nel 2022 affina il processo di industrializzazione con un’impresa del Nord Italia;
- nel 2023 avvia la produzione in scala con più partner tra Veneto e Piemonte.
Sostenibilità e durevolezza

Una delle maggiori sfide che riguardano la sostituzione dei vecchi prodotti con quelli di nuova generazione che siano sostenibili e rispettino l’ambiente e il mondo animale, riguarda la qualità e la durevolezza. La formula di Mansouri presenta una resistenza notevole (pari a 120.000 cicli di abrasione) e una componente bio-based che va dall’80 al 95%. Si tratta di una pelle che mantiene un leggero odore di caffè, che però si può eliminare con un particolare trattamento.
In base agli studi di Mansouri, inoltre, oltre a rappresentare una risposta al problema del fast fashion, è un materiale che impatta meno di qualsiasi altro attualmente in commercio: la pelle vegana fa risparmiare l’80% dei kg di CO2 e acqua utilizzati per la realizzazione di prodotti in pelle naturale e artificiale senza solventi! Infine, ciliegina sulla torta, la sua riciclabilità: si tratta di un tessuto che si può gettare nella plastica e riciclare al 100%.