Moricandia arvensis, la pianta che resiste al riscaldamento globale
Simbolo di resilienza, la Moricandia arvensis è una pianta che, grazie alla sua grande capacità di adattamento, è in grado di sopravvivere anche con climi estremi.
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In Italia, così come in altri Paesi mediterranei, cresce una pianta capace di resistere al cambiamento climatico. Si tratta della Moricandia arvensis, che fiorisce sia in primavera che in estate, regalando due fiori molto diversi tra loro ma entrambi estremamente affascinanti.
La natura che resiste al clima estremo
La Moricandia arvensis è l’unica specie con un comportamento così versatile, che si tramuta in vera e propria strategia utile per sopravvivere anche negli ambienti più ostili, come il deserto del Tabernas in Andalusia. In Italia, invece, si trova in Umbria e si distribuisce a macchia di leopardo in numerose zone di Liguria, Toscana, sud Italia e Sardegna.
Ma come fa la Moricandia arvensis a prosperare così bene? In primavera, quando fa buio presto, produce fiori di colore più scuro e, quindi, in grado di assorbire i raggi ultravioletti; in estate, invece, i suoi fiori sono bianchi, in modo da riflettere i raggi del sole.
Tra l’altro, non attira nicchie specifiche di impollinatori; al contrario, viene visitata da oltre 150 specie di insetti vari, così come dimostrato da un recente studio condotto presso l’Università di Granada e pubblicato sull’ultimo numero degli Annals of Botany Company. All’interno si legge:
Questo allargamento dei possibili partner consente a Moricandia arvensis di aumentare le probabilità di riproduzione anche in condizioni molto difficili. Un’elasticità naturale che le consente di affrontare a cuor leggero perturbazioni antropiche e cambiamenti climatici.
In primavera, il gruppo di impollinatori è composto da grandi api con lunghe proboscidi, mentre in estate comprende coleotteri e tripidi, insetti piccoli e potenzialmente dannosi per l’agricoltura. Non mancano, poi, le visite di scarabei, farfalle e persino formiche.
Tutto grazie alla plasticità fenotipica
La doppia fioritura messa in atto dalla Moricandia arvensis consiste in quello che gli scienziati definiscono “plasticità fenotipica”, cioè la capacità di adattamento all’ambiente circostante. Il segreto sta proprio nel DNA della pianta: le variazioni di temperature e ore di luce, infatti, attivano più di 625 geni che spingono la pianta a fiorire periodicamente e in modo diverso. Durante la primavera, tra l’altro, il numero dei semi prodotti è superiore rispetto a quello dell’estate, perché la quantità di nettare e zucchero offerta dal fiore si triplica.
Ma le differenze non finiscono qui: la quantità di fiori che fioriscono in primavera è 15 volte superiore a quella presente in estate, il che significa che la fioritura estiva è quasi un ripiego, uno sforzo inevitabile compiuto proprio per sopravvivere.

Cosa ci insegna la Moricandia arvensis? Che è possibile combattere e sconfiggere il cambiamento climatico, anche se comporta rinunce e sacrifici. Bisogna essere coraggiosi, resilienti e determinati e mettere in gioco quanto è in nostro potere per limitare i danni e riuscire a sopravvivere a una crisi climatica che, al momento, mostra solo segni di peggioramento.