Microplastiche: dagli Usa un nuovo polimero che può biodegradarsi a tempo di record
Microplastiche, un team di scienziati americani ha creato un nuovo polimero a base vegetale in grado di biodegradarsi completamente in meno di 7 mesi. Un’alternativa valida per un mondo più sostenibile.

Le microplastiche rappresentano una fonte di inquinamento tra le più diffuse e pericolose per la salute umana e per l’ambiente. Grazie alle loro minuscole dimensioni sono infatti in grado di insinuarsi ovunque ed è per questo motivo che i ricercatori di tutto il mondo continuano a lavorare in maniera costante per individuare nuove alternative, valide e sostenibili, alla plastica tradizionale. Una speranza in questa direzione è arrivata da un recente studio intitolato “Rapid biodegradation of microplastics generated from bio-based thermoplastic polyurethane”, pubblicato su Nature Scientific Reports da un team di ricercatori dell’Università della California – San Diego (UCSd) e di Algenesis Corporation.
Microplastiche: dagli Usa un nuovo polimero che può biodegradarsi a tempo di record

In sostanza gli scienziati americani hanno creato dei polimeri di origine vegetale, precisamente a base di alghe, in grado di biodegradarsi, anche a livello microplastico, in meno di 7 mesi. Un’invenzione che potrebbe rivelarsi davvero rivoluzionaria, considerando che le microplastiche impiegano tempi indefiniti per degradarsi completamente. Il percorso che ha portato alla realizzazione di questi innovativi polimeri è stato lungo e tortuoso, come sottolineato da Robert Pomeroy, uno degli autori dello studio
Quando abbiamo creato per la prima volta questi polimeri a base di alghe, circa 6 anni fa, la nostra intenzione è sempre stata che fossero completamente biodegradabili. Avevamo molti dati che suggerivano che il nostro materiale stava scomparendo nel compost, ma questa è la prima volta che lo abbiamo misurato a livello di microparticelle.
Macinando il prodotto in microparticelle, il team di ricercatori ha utilizzato tre diversi strumenti di misurazione per sperimentare quanto fosse biodegradabile:
Il primo strumento era un respirometro. Quando i microbi scompongono il materiale del compost, rilasciano anidride carbonica (CO2), che il respirometro misura. Questi risultati sono stati confrontati con la degradazione della cellulosa, che è considerata lo standard industriale della biodegradabilità al 100%. Il polimero di origine vegetale corrispondeva alla cellulosa quasi al 100%».
Dopodiché gli scienziati hanno utilizzato la flottazione dell’acqua, osservando che
Poiché la plastica non è solubile in acqua e galleggia, può essere facilmente rimossa dalla superficie dell’acqua. A intervalli di 90 e 200 giorni, quasi il 100% delle microplastiche a base di petrolio veniva recuperato, il che significa che nessuna di esse era biodegradata. D’altra parte, dopo 90 giorni, solo il 32% delle microplastiche a base di alghe è stato recuperato, dimostrando che più di due terzi di esse erano biodegradate. Dopo 200 giorni, solo il 3% è stato recuperato, indicando che il 97% era scomparso.
“Una plastica che non ci farà ammalare”

L’ultima misurazione, ossia l’analisi chimica mediante gascromatografia/spettrometria di massa (GCMS), ha indicato che il polimero si stava scindendo nei suoi materiali vegetali di partenza. Inoltre la microscopia elettronica a scansione ha dimostrato come i microrganismi siano capaci di colonizzare le microplastiche biodegradabili nella fase di compostaggio.
Questo materiale è la prima plastica che ha dimostrato di non creare microplastiche mentre la usiamo. Questa è molto più di una semplice soluzione sostenibile per il ciclo di vita del prodotto finale e per le nostre discariche strapiene. Questa è in realtà plastica che non ci farà ammalare
ha evidenziato Stephen Mayfield, coautore dello studio, professore alla School of Biological Sciences UCSD e co-fondatore di Algenesis.
Come già detto, questi polimeri potrebbero rappresentare un punto di svolta per il futuro, anche se il team di scienziati ha sottolineato che le sfide da affrontare per creare un mondo più sostenibile sono ancora numerose:
Creare un’alternativa ecologica alla plastica a base di petrolio è solo una parte della lunga strada verso la sostenibilità. La sfida attuale è riuscire a utilizzare il nuovo materiale su apparecchiature di produzione preesistenti originariamente costruite per la plastica tradizionale.
Un nuovo polimero vegetale che può biodegradarsi rapidamente: foto e immagini
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