Metà delle emissioni globali? Colpa di 36 aziende
Alcune tra le più grandi società di carbonfossili detengono da sole la produzione della metà delle emissioni di CO2 prodotte sul pianeta Terra: Shell e grandi compagnie petrolchimiche in vetta alla classifica. Nonostante il lavoro per la depurazione dei carburanti l’impatto permane.

Il problema energetico e quello ambientale vanno a braccetto. Una questione che i nostri utenti hanno avuto modo di seguire, soprattutto con la svolta green&eco che, anche il comparto industriale automobilistico intrapreso ad affrontare. Alla base di questa problematica che ci vede protagonisti in o prima persona c’è il problema cardine delle emissioni di CO2, biossido di carbonio o anidride carbonica.
Queste particelle di gas inodore, presenti normalmente nell’ecosistema, con i nostri consumi e il nostro lifestyle, ha arrecato danni consistenti, con fenomeni come inquinamento atmosferico, in particolare nelle metropoli e nelle grandi città.
Le conseguenze delle emissioni di CO2 hanno visto impattare sulla salubrità dell’aria, coinvolgendo e distruggendo intere faune e biodiversità, in particolare colpendo il consueto sottobosco urbano e intaccando anche le aree verdi e di campagna. Nemmeno le bellezze urbane sono immuni dalle sue ripercussioni; si stima che i principali danni al Colosseo capitolino sia dovuta all’usura da smog.
Ma di chi è la colpa? Chi è che produce tantissime emissioni di CO2. Uno studio ci ha risposto.
Studio CO2

Una risposta che illumina sulle responsabilità è il nuovo studio edito dalla piattaforma Carbon Majors. Secondo i dati la soglia percentuale maggiore di emissioni sarebbe prodotta da circa 36 grandi compagnie di idrocarburi o carbonfossili, tra cui Saudi Aramco, Coal India, ExxonMobil, Shell per citare le più note. A queste si sommano anche diverse aziende cinesi ed asiatiche, tute unite dalla loro produzione: carbone, petrolio e gas, generando oltre 20 miliardi di tonnellate di CO₂ nel 2023, con numeri di poco superiori per il 2024.
Uno status da shock, soprattutto per l’impostazione adottata dalla piattaforma. Infatti, lo studio mette a confronto le emissioni prodotte dalle multinazionali e quello invece prodotto dalle singole nazioni e continenti.
Una notizia allarmante, ancor più per quanto previsto dagli Accordi di Parigi, e l’urgenza di mantenere e contenere l’innalzamento delle temperature sotto la soglia d’aumento dell’1.5 C°. Gli effetti, infatti coinvolgono e si inseriscono nel macro problema meglio noto come “climatic change”.
Verso il 2030

Ciononostante il dato permane allarmante di fronte all’“Obiettivo 2023” previsto per esempio dalla Comunità Internazionale come siglato nella capitale francese, allo scopo di ridurre le emissioni di CO2 al di sotto del limite percentuale del 45%. Si evince come, davanti a queste conclusioni appare lontano e arduo questo target. Eppure, non mancano i reportages e studi scientifici in cui sempre evidente appare la catastrofica incidenza che i cambiamenti climatici per quanto riguarda il surriscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico.
Ad incidere oltre le nostre abitudini, si osserva il ritardo anche, come segnalato di recente da Legambiente, per quel che riguarda di strategie e politiche per il nostro paese all’avanguardia, affiancate da giusti piani di investimenti per l’energia pulita.
Metà delle emissioni globali? Colpa di 36 aziende: foto e immagini