Mentre cresce la tensione in Medio Oriente, il fotovoltaico diventa l’arma segreta dell’Europa

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Erika Fameli
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Il solare nell’economia UE ricopre un ruolo di sempre maggior rilievo, soprattutto con la guerra in corso in Medio Oriente. Una recente analisi, infatti, rivela che gli impianti solari europei ci permettono di risparmiare fino a 136 milioni di euro al giorno: di fatto, sta salvando l’Europa dai costi insostenibili delle importazioni di combustibili fossili.

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La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele prosegue, e con lei i prezzi folli delle importazioni di combustibili fossili per l’Europa. Fortunatamente, però, a salvare le casse UE c’è il solare, che sta contribuendo considerevolmente a far risparmiare miliardi di euro all’intero continente. Un recentissimo studio, infatti, ha rivelato che grazie al solare l’Europa risparmia fino a 136 milioni di euro al giorno, e permette anche di mantenere una certa autonomia energetica che altri Paesi stanno pagando a carissimo prezzo.

Che sia questa la volta buona (anche se con i pretesti peggiori) per convertire l’Europa alle fonti di energia rinnovabile una volta per tutte? Ecco i dati interessantissimi della ricerca.

Il solare nell’economia UE

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Il greggio Brent è il riferimento mondiale per i prezzi del petrolio e, a causa della guerra in Medio Oriente e della chiusura dello stretto di Hormuz, presenta prezzi esorbitanti, che sfiorano i 100 dollari al barile. Si tratta di quotazioni che superano di oltre 20 euro quelle del giorno precedente all’inizio della guerra, e che stanno mettendo in ginocchio le economie di moltissimi Paesi che ancora dipendono dai combustibili fossili. Per fortuna, l’Europa ha scoperto di poter contare sull’energia solare non solo per far fronte al fabbisogno energetico, ma anche per risparmiare miliardi di euro in pochissimi mesi. Una nuova analisi di SolarPower Europe, in particolare, rivela che l’Europa ha risparmiato 12,8 miliardi di euro fino al 2 giugno scorso, l’equivalente di 136 milioni di euro al giorno.

Come afferma Walburga Hemetsberger, amministratrice delegata di SolarPower Europe, è arrivato il momento di considerare realmente le potenzialità di questa fonte rinnovabile, e distaccarsi dai combustibili fossili, per raggiungere finalmente un’indipendenza totale:

Le lezioni degli ultimi 100 giorni di guerra dovrebbero spingere a concentrarsi sulla fornitura di quella flessibilità non basata sui combustibili fossili, come lo stoccaggio in batterie, che può amplificare i benefici delle produzione di energia rinnovabile europea.

Un risparmio notevole per tutti

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A beneficiare di un passaggio al solare non sarebbero solamente le economie nazionali, ma anche le bollette degli europei, i quali potrebbero finalmente fare i conti con un’Europa più sicura, certa e competitiva sul piano energetico. Già prima della guerra c’era chi aveva intrapreso questa strada, e non a caso, quelli sono gli stessi Paesi che oggi sono meno in affanno nelle condizioni attuali:

  • l’Austria, che ha un tasso di utilizzo di elettricità verde del 90%,
  • la Svezia, che presenta un tasso di utilizzo di energia green dell’88%,
  • la Danimarca, che ha un tasso dell’80%,
  • la Spagna, che dal 2019 ha raddoppiato la propria capacità eolica e solare,
  • il Regno Unito ha segnato il massimo storico nella produzione eolica,
  • il Portogallo, dove un piano energetico lungimirante permette anche di esportare l’energia pulita in eccesso.

Si tratta di esempi che mostrano chiaramente quanto sia importante sviluppare progetti e impianti di energia pulita. Il cammino è già avviato, e nel 2025 per la prima volta eolico e solare hanno generato in UE più elettricità delle fonti fossili, ma diversi Paesi (come l’Italia o la Germania) sono ancora fortemente indietro. Il conflitto rende evidenti le differenze tra la dipendenza energetica da altri Paesi e l’indipendenza data dalle fonti green.

Mentre cresce la tensione in Medio Oriente, il fotovoltaico diventa l’arma segreta dell’Europa: foto e immagini